Oggi con tutta la cerimonia di rito culminata con i discorsi sull'Arengario di Palazzo Vecchio Firenze ha celebrato l'ottantunesimo anniversario della sua liberazione.
Una Liberazione quella di Firenze, troppo spesso raccontata con episodi, date, strategie militari, nomi dei partigiani e dei fiorentini che si misero in strada e targhe ricordo.
Ci sono storie che restano quasi sempre ai margini delle celebrazioni, nonostante abbiano dato alla città un simbolo potente di rinascita.
Una di queste è la storia di Franco Budini, vigile del fuoco fiorentino, l’uomo che con i rintocchi della Martinella annunciò la libertà.
Lo hanno ricordato oggi i Vigili del Fuoco . Quell'11 agosto 1944. Firenze era lacerata: ponti storici fatti saltare, strade interrotte, case sventrate dai bombardamenti, la paura ancora viva per le stragi e i rastrellamenti.
Le truppe naziste si ritiravano, i partigiani e gli Alleati avanzavano, ma la città non sapeva ancora se poteva dirsi davvero libera.
Qualcuno ebbe un’idea: far suonare la Martinella, la campana civica che nei secoli aveva scandito i momenti più cruciali della storia fiorentina. Ma per farlo bisognava salire sulla Torre di Arnolfo, ancora esposta a rischi, mine e cecchini.
Fu Franco Budini ad accettare.
Non un comandante, non un politico, non un partigiano, ma un uomo del popolo e delle istituzioni: un vigile del fuoco.
Salì i gradini ripidi, raggiunse la campana e a mezzogiorno, iniziò a dare i rintocchi che si diffusero in tutta la città tra macerie e piazze vuote.
Per i fiorentini, quel suono non era solo un annuncio: era la certezza che l’incubo era finito.
Eppure, oggi, il nome di Franco Budini raramente viene pronunciato nelle cerimonie ufficiali. Lo ricordano in pochi, quasi fosse una nota a piè di pagina nella grande storia. E questa è una colpa nostra, collettiva: perché dimenticare chi, senza medaglie né cariche, ha dato voce alla libertà, significa impoverire la memoria della città.
Firenze ama dirsi “culla della civiltà” e “patria della memoria”. Ma la memoria non è solo di chi governa, è di tutti. E non c’è lapide o discorso istituzionale che valga quanto il coraggio silenzioso di un uomo che, in un giorno d’agosto, seppe far parlare le campane per dire: Firenze è libera.
Oggi Firenze celebra la sua Liberazione con cerimonie, discorsi e corone di fiori. Ma il vero tributo a Franco Budini e a chi come lui rischiò la vita per un segnale di speranza non sta nei palchi ufficiali, bensì nella capacità di difendere ogni giorno la dignità della città.
Perché la libertà non si difende solo dai nazisti: si difende da chi la insulta con l’indifferenza, con l’abbandono del bene comune, con la sciatteria che umilia la storia e la bellezza di Firenze.
La Martinella, quel giorno, parlò chiaro: “Questa è la città dei liberi”.
Sta a noi, oggi, far sì che non diventi solo un’eco lontana.
Ricordare Franco Budini non è nostalgia: è un dovere. Perché senza memoria dei gesti semplici e veri, anche la libertà rischia di diventare solo una ricorrenza da calendario.






