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Agromafia in Italia: business sempre in crescita

Agromafia in Italia: business sempre in crescita

È stato presentato ieri pomeriggio (30/06/2016) il IV rapporto annuale sull’attività dell’ Agromafia in Italia. Strumento indispensabile, nato dalla collaborazione tra Guardia Forestale, Coldiretti, Eurispes (Centro studi e ricerche sociali) e l’Osservatorio sulla criminalità organizzata nel sistema agroalimentare, traccia lo sviluppo dell’infiltrazione dell’attività criminogene italiane e traccia un quadro sulle attività di contrasto messe in campo dalle autorità di settore.

Le associazioni a delinquere da decenni sono penetrate nelle attività ambientali, inizialmente nei settori della gestione e smaltimento dei rifiuti ma negli ultimi anni hanno trovato terreno prolifico nella frodi agroalimentari. E come sorprendersi, l’Italia ha il primato mondiale di prodotti certificati e iscritti nei registri Europei: 164 prodotti DOP, 114 IGP E 2 STG. La toscana è la prima regione per prodotti certificati, recentemente ha ottenuto il riconoscimento del pane toscano. Il riconoscimento Made in Italy è un brand riconosciuto a livello mondiale, il danno all’immagine che l’Italia subisce si ripercuote sull’economia e sul lavoro ma anche sulla cultura e sull’identità del paese e dei cittadini.

Dalle sue prime pubblicazioni, il Rapporto sulle infiltrazioni mafiose nel settore ambientale evidenzia la massiccia penetrazione di attività criminogene, tanto da essere coniato il termine Agromafie, e porta alla luce una realtà sconcertante: viene investito denaro “pulito” in attività “sporche” non per la necessità di riciclarlo ma l’intenzione è di impiegarvi capitali in quanto settore redditizio.

Nei primi 8 mesi del 2015, sono stati sequestrati 577 quintali di merce alimentare contraffatta, di questi 425 quintali solo in Toscana (74% del totale nazionale).

L’impegno della Guardia Forestale, Guardia di Finanza e Carabinieri risulta essenziale; pochi giorni fa abbiamo trattato la sentenza dell’Antitrust ai danni di tre grandi case di produzione d’olio, ma non risulta sufficiente. Come ha fatto notare Stefano Masini, dirigente Area ambientale Coldiretti “serve una normativa più stringente che preveda un rischio penale per chi contraffatta che attualmente non c’è”.

“Se in rapporto costi benefici, quest’ultimi sono maggiori allora concorriamo nel incentivare il fenomeno” ha puntualizzato Gian Carlo Caselli, ex Procuratore di Torino e attuale presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio. “Serve una riforma sui reati in materia agroalimentare- perché l’attuale normativa è datata e- non è aggiornata per fronteggiare le sfide globali”.

Parallelamente risultano fondamentali i percorsi intrapresi da Coldiretti con Campagna Amica, che ha permesso la creazione attraverso mercati di una rete tra produttori e clienti che hanno ri-avvicinato i cittadini al consumo a km0 e a relazionarsi con gli agricoltori. Esperienze di questo genere permettono un educazione alimentare che diviene un bagaglio culturale per il consumatore che lo guidano nella scelta dei prodotti nella vita di tutti i giorni, e fondamentali anche “le scuole per formare un buon consumatore” ha sottolineato Tullio Marcelli Presidente Coldiretti.

In chiusura il Presidente Enrico Rossi ha affrontato la situazione del Caporalato toscano che si cela dietro la produzione di vini di inestimabile che rappresentano la toscana nel mondo ma la legge attualmente in discussione in Parlamento per Rossi risulta “limitante perché colpisce il Caporale e non l’imprenditore” mentre sul fronte Europeo vengono posti vincoli di vario tipo, uno su tutti quello ambientale, alla produzione e non vi è l’attenzione per le condizioni minime per i lavoratori. Sicuramente per il Presidente la strada da percorrere è di aggiornamento della normativa “per una versione buona della globalizzazione” perché è impensabile rinunciare all’export italiano.

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