Giovedì pomeriggio (5 maggio 2016) nella suggestiva sede di Palazzo Reale (piazza stazione Firenze) si è svolto la conferenza sull’ Agritettura dal titolo “Antiche e nuove risorse”. Due incontri, il 5 e il il 26 Maggio, organizzati dalla Commissione DAS (Dibattito Architettura Sostenibile),da Anab (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica) e dall’Ordine degli Architetti di Firenze in collaborazione con le tante realtà che hanno aderito e partecipato.
L’incontro era incentrato sull’esposizione di chi ha costruito con metodi innovativi o sta facendo ricerca nel settore dell’edilizia agricola. Perché l’Agritettura è la volontà di architetti, ingegneri e agronomi di cercare o meglio riscoprire piante e vegetali da utilizzare come materiali da costruzioni. Le ambizioni vanno ben oltre quelle della Bioedilizia che impiega materiali ecocompatibili; i materiali impiegati nell’Agritettura sono totalmente naturali. “La campagna toscana deve diventare sempre più la ‘fabbrica’ di materie prime per l’edilizia sostenibile. Con ricadute positive su aziende agricole, occupazione, economia del territorio e paesaggio” l’auspicio dei presidenti Egidio Raimondi per l’ordine degli Architetti e Paolo Gandi per l’ordine degli Agronomi e Forestali.
La sostenibilità in edilizia è possibile. Questo l’obiettivo portante dell’iniziativa e soggetto del cartone prodotto dalla Commissione Das e dell’ordine degli Architetti per spiegare anche ai giovanissimi la necessità di nuove forme di abitare (La casa ideale ed ecologica clonata dagli alieni). Tale filone di ricerca nasce dalla consapevolezza dell’inquinamento prodotto dal settore edile a livello mondiale: “il settore produce da solo il 50% dell’inquinamento atmosferico e il 70% dei rifiuti”. Carciofi al posto del vetroresina, lana e alghe Posidonie (l’alga comune) per isolamenti termici e acustici; legno per struttura di sostegno ma sostituibile con fasci di canapa; infine Kenaf e canapa dalla struttura alle rifiniture. Cesare Tofani agronomo e presidente di Toscanapa ha illustrato la riscoperta della canapa, oscurata per decenni a causa delle sue possibilità psicotrope ma un tempo era “l’oro bianco d’Italia, che ci rese ricchi e indipendenti per otto secoli”. Le possibilità d’impiego sono innumerevoli: dai tessuti, all’alimentazione fino all’impiego della parte interna “canapulo” in edilizia assieme a malta e calce per intonaco e muri. La particolarità di questa unione è che sfruttando la porosità della pianta il collante penetra tra le fibre calcificando la tenuta.
L’utilizzo della paglia per le case ha un’origine primordiale, riscoperta recentemente e applicata a poche esperienze principalmente all’estero. La paglia stigliata e trebbiata viene compressa per costruire veri e propri travetti per i muri e imbottiture per il tetto. Le ottime capacità di assorbimento delle vibrazioni la rendono incredibilmente antisismica, insonorizzante e pure sorprendentemente ignifuga, nonché possiede alte prestazioni in termoregolabilità.





Ma la nuova frontiera dell’abitare è costituita dall’impiego delle viscide e fastidiose alghe che ogni anno occupano il bagnasciuga dei nostri litorali, interrompendo le nostre camminate e impedendo la nostra piacevole entrata in acqua. Sono le alghe Posidonie e le Argopili, le palline secche, che recuperate dalla discarica vengono lavorate industrialmente per ottenere la fibra di legno con cui vengono realizzati pannelli da costruzione 100% naturali. La qualità del prodotto con un’efficienza superiore del 20% rispetto agli isolanti di matrice legnosa e la resistenza del prodotto nel tempo si uniscono a vantaggi etico-economici come la tracciabilità totale delle materie prime, delle filiere e la custodia del territorio e della biodiversità. A ciò si aggiunge l’impiego di ciò che è un rifiuto con un costo di raccolta per i comuni ma in questo caso grazie alla collaborazione con i comuni costiera interessati viene acquistato dall’azienda permettendo la copertura delle spese. Al fianco di Edimare collabora Edilana per realizzare pannelli in fibre di lana vergine sarda e lana di alghe.
Per stoccare l’anidride carbonica, esigenza impellente di quest’epoca, la pianta indispensabile alla nostra esistenza ed al nostro eco-sistema, diventa il Kenaf della famiglia della Canapa ma con prestazioni migliori per ogni aspetto. Ciò che manca a questa innovazione per diventare convenzione è la collaborazione “con chi la terra la lavora, il settore sta stipulando contratti di coltivazione di kenaf e canapa in tutta Italia per il raggiungimento del nostro fabbisogno annuale, assistendo gli agricoltori in tutte le fasi della coltivazione, dalla semina fino alla raccolta del prodotto finale”.
Abbiamo interrogato alcuni architetti presenti all’incontro per capire se realmente gli elementi presentati fanno ottenere tali risultati e tutti ci confermano che le esperienze presentate sono praticamente sicure ma rimangono ricerche di avanguardia edile per principalmente un unico impedimento: l’adeguamento della normativa da parte del Genio Civile.
Riportiamo la breve intervista a Egidio Raimondi, Presidente dell’ordine degli Architetti: Lo stato attuale del settore?
Come tutte le innovazioni trova difficoltà perché la parte normativa non riesce a seguire i processi di evoluzione e di innovazione, quindi da questo punto di vista c’è tanto da fare. Dal punto di vista della domanda, che è ciò che veramente conta, c’è uno sviluppo lento ma c’è. Ci sono casi dove c’è la domanda ma non sono pronti i tecnici, le aziende e le amministrazioni. Quindi c’è un avanzamento del fenomeno al quale non corrisponde un pari avanzamento della filiera ma i tempi sono maturi e dobbiamo adeguarci. C’è da aggiornare la preparazione per i colleghi architetti e per i tecnici. Ognuno deve fare la sua parte. L’industria finché rimane pioneristica avrà un mercato limitato e perciò i prezzi saranno alti. Le case di paglia costano un po’ di più (circa 1.000-1.500 €/mq) ma hanno prestazioni migliori rispetto a quelle convenzionali.
I limiti della normativa?
Le norme dovrebbero parlare di requisiti e non vincolare sul materiale per la costruzione ma sulla prestazione che deve avere l’edificio. C’è l’obbligo dello spessore che mi condiziona sul materiale da impiegare perché alcune grandezze le posso ottenere solo con determinati materiali. In alcuni regolamenti edilizi ci sono prescrizioni dimensionali ed è un errore che abbiamo ribadito più volte.






