Firenze e Provincia

Alla ricerca del Dna di Leonardo Da Vinci

Leonardo Da Vinci - Firenze

Si chiama Leonardo Project. Un consorzio composto da genetisti, storici dell’arte e antropologi provenienti da Stati Uniti, Canada, Francia, Spagna e Italia. L’obiettivo è ambizioso: scovare la verità sul genio fiorentino individuandone il profilo biologico attraverso il confronto tra i 41 discendenti ancora in vita (identificati il mese scorso dopo una ricerca multidisciplinare durata 43 anni) e le tracce del DNA nascoste nelle presunte tombe e nei dipinti. L’operazione, se riuscirà, porterebbe alla conoscenza di interessanti particolari sul Da Vinci, come i caratteri fisici, le esatte fattezze del volto, le abitudini alimentari, fino alle capacità visive. La data prefissata per giungere a risultati tangibili è il 2019, a 500 anni esatti dalla morte del Maestro. Jesse Aubel, vicepresidente della Fondazione R.Lounsbery e principale finanziatore del progetto, ha parlato delle tecniche che saranno impiegate nei prossimi tre anni: «Useremo la biologia molecolare e la genetica, combinando poi le scienze con l’antropologia e, naturalmente, la storia: così su Leonardo arriveremo a nuove scoperte». Si  inizierà non appena saranno autorizzati gli interventi sulla tomba della famiglia Vinci a Firenze, sui possibili resti presso il castello francese di Amboise (quello tradizionalmente più quotato), e a Milano, dove forse si trovano le spoglie della madre Caterina. Ai lavori parteciperanno attivamente anche il Craig Venter Istitute – il primo centro californiano a ricostruire il genoma umano -, il laboratorio di identificazione genetica dell’Università di Granada e l’istituto di paleontologia umana di Parigi. Ad un giorno dall’annuncio mondiale, è arrivato però il parere (scettico) del Professor Silvano Vinceti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici culturali e ambientali, e già noto per gli studi sui resti mortali della Gioconda, Lisa Gherardini (articolo qui). Dopo il recente annuncio che sembra aver definitivamente confermato la natura androgina della Monna Lisa (articolo qui, con foto e video), Vinceti ha avanzato riserve sul Leonardo Project. «Facciamo i nostri sinceri auguri al consorzio perché possa perseguire i suoi scopi, però il fatto è questo: recuperare il DNA di Leonardo da Vinci presenta forti difficoltà, data la mancanza di dati oggettivi». Non esisterebbe infatti nessuna prova della sepoltura dell’artista nella cappella di S. Hubert ad Amboise in Francia, dove già il comitato si recò nel 2011 constatando l’impossibilità di ritrovare resti mortali. «La dicitura riportata in italiano e francese sulla sua presunta tomba – ha continuato il Professore – recita solo “qui dovrebbe essere sepolto Leonardo da Vinci”». Troppo poco. Ma esisterebbero ulteriori dubbi. Secondo Vinceti, Leonardo fu posto, per sua stessa volontà, nella chiesetta di Saint Florentine, sempre nel castello di Amboise. La struttura però subì molteplici atti di vandalismo e distruzione, e un’equipe scientifica alcuni anni fa, nemmeno in questo caso, poté giungere a conclusioni rilevanti. Inoltre, non fiducioso sulle altre due possibili collocazioni, il Presidente del Comitato ha ricordato come debbano essere svolte opportune verifiche prima di poter considerare valida l’ipotesi di una linea di discendenza del pittore. «C’è bisogno di rigore scientifico e sarà nostra cura compiere una attenta lettura e seguire gli sviluppi. Però per obiettivi del genere siamo ancora in una fase pionieristica. Certo, probabilmente nei prossimi anni si potrà giungere a risultati migliori». Condizionato dalle prospettive future della scienza, il mistero resta dunque legato al tempo. Come in fondo è sempre stato.  

Change privacy settings
×