Bagno a Ripoli

Non è il Coronavirus a far slittare la variante di Grassina

Ancora uno slittamento per la variante di Grassina. Bando nella migliore delle ipotesi a fine maggio

Il cantiere

Non è proprio fortunata la variante di Grassina che slitta ancora ma non a causa del Covid 19 contrariamente a quanto aveva dichiarato la Città Metropolitana.

Era quasi naturale pensare che lo slittamento fosse dovuto alla pandemia dato che era quasi impossibile far partire l’iter burocratico quando e attività sono ferme ed è impossibile fare riunioni e sopralluoghi per i tecnici. Invece no la realtà è altra. Il bando non era completato prima del lockdown e non lo è nemmeno adesso anche se le imprese edili sono pronte alla ripartenza del 4 maggio.

Che il bando non sia pronto lo ammette anche il Sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini che è anche consigliere con delega alle infrastrutture nella Città Metropolitana.

Secondo “Qui Antella” però il via alla variante non potrà essere possibile almeno fine alla di maggio. Questo significa che per l’aggiudicazione dell’appalto (i cui tempi dipenderanno dal numero delle offerte da analizzare) probabilmente si slitterà a fine estate e di conseguenza per la partenza dei cantieri a fine 2020, salvo ulteriori problemi dovuti alla crisi economica del post Coronavirus.

Riportando quando indagato dai colleghi di QuiAntella pare che i motivi dell’ultieriore rinvio sarebbero da ricercarsi nella complicata revisione del capitolato d’appalto. Vi stanno lavorando tre ingegneri della direzione viabilità della Città Metropolitana: Carlo Ferrante, Matteo Izzo e Alessio Gensini (“prestato” dalla Regione).
L’intento è mettere a punto un bando, non solo con le cifre aggiornate ai prezzi correnti, ma in cui ogni singolo intervento (ponti, gallerie, rotonde) sia dettagliato al punto da costituire quasi un progetto esecutivo. Questo rende sul momento più complessa la stesura del bando e ne allunga i tempi ma, secondo i tecnici, permetterà successivamente di recuperare i giorni perduti.
Inoltre aggiustamenti e aggiornamenti previsti rispetto al vecchio progetto, vanno studiati in modo da non costituire un elemento che favorisca la Sirem nella vertenza giudiziaria che è seguita alla revoca dell’appalto nella primavera del 2018. In ballo c’è una richiesta di risarcimento da 8 milioni di euro, non uno scherzo.

Tutto rimandato al 2021?

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