Firenze Q5

Careggi, sovraffollamento e liste chiuse: la denuncia di una paziente storica

Una lettrice segnala condizioni critiche al Padiglione San Luca e l’impossibilità di prenotare esami essenziali nel servizio pubblico

Careggi

Sovraffollamento, spazi inadeguati e liste d’attesa bloccate per interi anni. È il quadro tracciato da una lettrice che, da oltre quattro anni, frequenta l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi per cure gastroenterologiche e che ha deciso di rendere pubbliche le proprie rimostranze.

La segnalazione riguarda in particolare il Padiglione San Luca, dove – racconta – il 23 dicembre scorso la situazione sarebbe diventata «insostenibile»: decine di persone ammassate in piedi, in un ambiente privo di finestre, in attesa di essere chiamate, mentre gli operatori sanitari addetti all’accettazione lavoravano senza pannelli protettivi, esposti al rischio di contagio.

«Una situazione che non può più essere considerata temporanea», scrive la lettrice, ricordando come criticità analoghe si protraggano da anni, nonostante la motivazione ufficiale dei lavori in corso.

Rischi per pazienti e operatori

La denuncia non mette in discussione la professionalità del personale sanitario, ma punta il dito contro condizioni ambientali ritenute inadeguate, che – secondo la segnalazione – espongono sia utenti sia lavoratori a rischi evitabili, aggravati dall’inevitabile nervosismo di chi attende per ore una visita o un controllo.

La lettrice riferisce di essersi rivolta anche all’Ufficio Relazioni con il Pubblico, ricevendo rassicurazioni sulla transitorietà del problema. Tuttavia, la domanda resta aperta: quanto può durare una “fase temporanea” che si prolunga da oltre quattro anni?

Liste d’attesa chiuse per il 2026

Accanto al tema degli spazi, emerge un secondo nodo cruciale: l’accesso alle prestazioni. La paziente, affetta da diabete, segnala l’impossibilità di prenotare per tutto il 2026 il controllo annuale del fondo oculare, esame essenziale di prevenzione, già effettuato in passato presso il CTO di Careggi.

«Le liste sono chiuse», scrive, chiedendosi come ciò possa conciliarsi con la normativa vigente sulle liste d’attesa e con i divieti rafforzati dal cosiddetto decreto Schillaci.

L’unica alternativa prospettata sarebbe il ricorso alla libera professione intramoenia, con successiva richiesta di rimborso. Ma non tutti – sottolinea – possono permettersi di anticipare centinaia di euro.

Il peso della sanità privata

Nel suo intervento, la lettrice porta anche un esempio concreto: una polizza sanitaria privata dal costo annuo di 1.500 euro, che tuttavia prevede franchigie fino al 40%. Per una colonscopia, la spesa diretta è stata di 287 euro.

«Finché si riesce a pagare, ci si cura. Quando non si può, si rinuncia. E non è retorica, è un dramma sociale».

Un appello alla responsabilità pubblica

La riflessione si allarga al modello di sanità pubblica, sempre più percepita – secondo la lettrice – come un sistema aziendalizzato in cui il paziente diventa utente, senza che ciò si traduca né in efficienza né in sostenibilità economica.

Richiamando anche osservazioni di noti commentatori del giornalismo d’inchiesta, la lettrice auspica una revisione dell’organizzazione interna, con un maggiore investimento sull’attività pubblica rispetto alla libera professione, in attesa di un rafforzamento strutturale del personale sanitario.

La richiesta finale, rivolta alla Direzione di Careggi e alla Regione Toscana, è chiara: risposte sui tempi e sulle modalità con cui si intende porre fine a una situazione che, secondo la segnalazione, mina il diritto alla salute.

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