Per la prima volta scrivo un articolo in prima persona. Per una donna restia a comunicare le proprie emozioni anche con le persone vicine, l’impresa è davvero ardua. Sono una giornalista, metto insieme fatti tutti i giorni. Le mie emozioni devono stare da una parte anche di fronte al delitto più efferato: i miei stati d’animo reali non escono dai miei diari e mai affiderei i miei sentimenti (quelli veri) alla cassa di risonanza dei social network. Eppure oggi, per la prima volta, il direttore del giornale per cui scrivo mi ha chiesto di mettere su carta il mio ricordo dello scrittore che ha riempito l’infanzia di molti bambini cresciuti negli anni Novanta. Il perché? Gli avevo riferito di essermi messa a piangere a dirotto di fronte alla notizia della morte di Luis Sepulveda.
Per molti di noi nati alla fine degli anni Ottanta lo scrittore cileno è stato come un vecchio zio che ci ha insegnato a crescere. Sepulveda non era certo uno scrittore di romanzi di formazione ed è riduttivo ascriverlo a tale categoria, eppure agli occhi di una bambina degli anni Novanta è stato un maestro premuroso.
Ricordo che mia madre acquistò ‘Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare’. Con precisione non mi vengono in mente tutti i passaggi del romanzo ma ricordo bene come mi sentii dopo averlo letto. Mi sentii meno sola, meno strana e perché no più sicura di me. Ebbene sì, ci sono bambini che si sentono con una marcia in meno, quelli che stanno in disparte, quelli che non alzeranno mai la mano se la maestra chiede qualcosa alla classe. Io ero uno di questi bambini. Con una insicurezza innata che – ormai – mi trascinerò dietro per tutta la vita.
E oggi è morto lo zio Sepulveda, quello della gabbianella derisa da tutti perché non sapeva volare. Lo scrittore è stato ucciso dal Covid, la malattia dovuta a un virus completamente sconosciuto che, ahimé, stiamo prendendo troppo sotto-gamba.
Se n’è andato dopo un mese di coma.
Ciao Luis. Grazie da parte di tutti i bambini degli anni Novanta
‘È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile’.






