Si è svolta il 31 marzo 2026 la prima riunione plenaria del tavolo regionale dedicato alla crisi del marchio LuisaViaRoma, uno dei principali protagonisti del settore del lusso e dell’e-commerce italiano. L’incontro, convocato dal consigliere per le crisi aziendali Valerio Fabiani, ha visto la partecipazione dell’azienda con i propri consulenti, delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni locali, tra cui il Comune di Firenze e la Città Metropolitana.
Nel corso della riunione è emersa una notizia rilevante sul piano giudiziario: è stata accolta l’istanza per l’accesso alla procedura di concordato semplificato in liquidazione. Un passaggio che conferma la complessità della situazione, ma che al tempo stesso apre a possibili sviluppi sul fronte del rilancio. Secondo quanto riferito, sarebbero infatti in corso interlocuzioni con potenziali investitori interessati al futuro dell’azienda.
La Regione Toscana ha richiesto formalmente che tali soggetti vengano coinvolti direttamente nel confronto istituzionale. L’azienda ha quindi assunto l’impegno a presentare eventuali investitori entro il prossimo 20 aprile, data già individuata per un nuovo incontro del tavolo regionale. L’obiettivo condiviso è quello di verificare la possibilità di garantire la continuità aziendale, salvaguardando al contempo i livelli occupazionali.
Particolare attenzione è stata riservata anche all’indotto, che rappresenta una componente significativa della realtà produttiva legata al marchio. In questo ambito rientra anche il polo logistico situato a Campi Bisenzio, che coinvolge numerosi lavoratori e professionalità altamente specializzate. La presenza delle organizzazioni sindacali del comparto logistica al tavolo testimonia l’ampiezza dell’impatto della crisi.
Il caso LuisaViaRoma viene considerato emblematico per il tessuto economico fiorentino, trattandosi di una realtà storica capace di coniugare tradizione e innovazione nel settore della moda e del commercio digitale. Le istituzioni hanno ribadito l’impegno a individuare una soluzione che possa garantire non solo la sostenibilità industriale, ma anche la tutela dell’occupazione, in un contesto che resta al momento incerto ma aperto a possibili evoluzioni.






