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Regole ed educazione: come affrontare la disubbidienza dei bambini senza etichettarli

Regole ed educazione: come affrontare la disubbidienza dei bambini senza etichettarli

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Educazione Educazione © NN
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Molti genitori si preoccupano per il comportamento dei figli quando sono piccoli, spesso indifferente alle regole, disattento e turbolento, così contattano i professionisti della salute mentale e dell’educazione, preoccupati che il proprio bambino così difficile da gestire possa avere quello che si chiama “disturbo della condotta” (DOP), che però ha sintomi peculiari che non si possono diagnosticare da soli e che soltanto uno specialista può stabilire tramite specifici test e sedute di osservazione clinica.

La maggior parte di questi bambini “difficili” che non è capace di relazionarsi con l’ambiente esterno e che fa sentire i genitori senza risorse efficaci per gestirne il comportamento, ha soltanto molta difficoltà nell’accettare i “no” degli adulti: si tratta, quindi, di bambini disubbidienti”. Non sarà mai troppo ribadire che le regole sono necessarie per una buona educazione dei figli, per l’insegnamento di ciò che è lecito fare e di ciò che non lo è, di ciò che è giusto e di ciò che, invece, è sbagliato e non va fatto.

È soltanto dall’interiorizzazione delle regole, infatti, che i bambini imparano che ci sono cose che non sono permesse in nessuna occasione e altre che dipendono dal contesto e dal momento; inoltre, le regole danno al bambino un senso di sicurezza e gli permettono di adattarsi al mondo delle relazioni sociali, insegnandogli, quindi, a comportarsi in maniera conveniente al contesto e a portare rispetto agli altri. E’ fondamentale che i genitori individuino poche regole ma basilari, che vanno spiegate al bambino in modo semplice, che possa capire bene.

Tuttavia, è vero che non tutti i bambini sono disubbidienti allo stesso modo: anche tra fratelli che condividono lo stesso contesto e lo stesso stile educativo possono esserci delle differenze salienti. Le motivazioni possono essere diverse e riguardare fattori differenti, l’importante è che i genitori mantengano sempre un atteggiamento coerente e calmo verso il figlio e non ne rinforzino il comportamento “capriccioso” cedendo al ricatto, altrimenti che la volta seguente il bambino imparerà a utilizzare nuovamente la strategia del “capriccio” perché “funziona”.

Va sempre tenuto presente che uno stile genitoriale autorevole ma non autoritario facilita la regolazione del comportamento del bambino, con ripercussioni positive sul clima familiare e sulla relazione genitori – figli.

Riferimento bibliografico

Barkley R.A., Benton, C. & Daffi, G. (2016)” Mio figlio è impossibile. Come migliorare i comportamenti oppositivi del Bambino”, Erickson.

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