Firenze

Firenze, due misure cautelari per induzione al falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Le indagini riguardano plurime condotte di induzione al falso ideologico finalizzate al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Altre tre...

Polizia - Immagine di repertorio

La Procura della Repubblica di Firenze, con il coordinamento della Polizia di Stato – in particolare della Squadra Mobile della Questura – e dell’Ispettorato del Lavoro Area Metropolitana di Firenze, ha comunicato l’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di due indagati. Un uomo di nazionalità bangladese, gestore di attività commerciali tra Firenze e Londra, è stato sottoposto alla custodia in carcere, mentre una cittadina italiana agli arresti domiciliari.

Le indagini riguardano plurime condotte di induzione al falso ideologico finalizzate al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Altre tre persone risultano indagate: due di origine albanese e una italiana, nei cui confronti il Giudice per le Indagini Preliminari ha già fissato gli interrogatori di garanzia. L’attività investigativa si inserisce in un più ampio contesto, iniziato prima dell’estate con l’arresto di due indagati, di cui uno ha collaborato con gli inquirenti, permettendo di ricostruire ulteriori episodi illeciti.

Le ipotesi di reato più gravi riguardano il favoreggiamento dell’ingresso clandestino in Italia, realizzato mediante l’abuso del “decreto flussi” per l’ingresso regolare di lavoratori stranieri. Gli indagati avrebbero predisposto documentazione falsa attestante requisiti inesistenti, consentendo il rilascio dei nulla osta da parte delle Prefetture e il successivo ottenimento dei visti di ingresso per cittadini stranieri, principalmente del Bangladesh, destinati a finalità diverse dal lavoro subordinato dichiarato.

I reati contestati includono l’induzione in errore del pubblico ufficiale (artt. 48-479 c.p.) e l’ingresso illegale in Italia di cittadini stranieri (art. 12 TUI). Il provvedimento cautelare è stato disposto in sede di indagini preliminari; gli indagati restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva, e sono ammessi i mezzi di impugnazione previsti dalla legge.

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