Sotto la pioggia battente c’era mezza Firenze a salutare per l’ultimo volta il grande chansonnier che aveva conquistato l’America ancora prima di Modugno.
Un artista amico di tutti che si poteva incontrare al bar e con cui era divertente sempre intrattenersi. Un uomo che da Campi Bisenzio è partito nel primo dopoguerra con gli stornelli della tradizione italiana alla conquista del mondo, ma che è noto soprattutto per l’inno viola.
Eppure come mi confidò lui una volta, non voleva essere ricordato solo per quell’inno che peraltro, contrariamente a quello che molti credono, non era suo.
L’inno viola infatti Narciso non ha mai nascosto di averlo ripreso, testo e musica, dalla “Canzone viola” che si cantava dai tempi di via Bellini per sostenere la squadra. Lui aveva semplicemente riadattato e attualizzato quel brano.
Molti non sanno però che quel’inno è stato inciso col coro dei giocatori dell’Inter. Lo confessa lo stesso Parigi nell’intervista contenuta nel libro “80 anni di storia Fiorentina” di Paolo Melani e Nadia Fondelli.
Il cantante si trovava a Milano per incidere un suo disco e si fermava a mangiare sempre nel solito ristorante frequentato dai giocatori interisti. Fu così che un giorno decise di sfruttare il pomeriggio per incidere l’inno ma non avendo un corso a disposizione in sala di registrazione chiese e ottenne dai suoi amici calciatori nerazzurri di diventare coristi per caso.
Ed è così che il coro che sentiamo ogni domenica allo stadio ha le voci di grandi giocatori interisti degli anni’50 come l’ex viola Pandolfini, Ghezzi, Lorenzi e Skoglund.
Grazie Narciso sarai per sempre con noi, ogni domenica.












