Dario Nardella non ci sta e va all’attacco del presidente del consiglio Giuseppe Conte, o meglio, del Governo. Come molti, il primo cittadino fiorentino si aspettava che il decreto – che inaugurerà la fase 2 – avrebbe sciolto alcune questioni.
In particolare il sindaco, così come ha spiegato in un lungo post su Facebook, ha spiegato che l’esecutivo dovrebbe rispondere in modo più puntuale in merito a scuola, sistema di tamponi e test sierologici, app Immuni, bar e ristoranti, funzioni religiose, mondo dello spettacolo e cultura e soprattutto ammortizzatori sociali.
Di seguito il testo completo del post di Dario Nardella.
“In vista del 4 maggio siamo tutti in prima linea per fare del nostro meglio, per tornare alla normalità, ovviamente nel rispetto di tutte le regole. Capisco che sia un momento difficile per il Governo, ma ieri mi sarei aspettato attenzione e chiarezza sul futuro della scuola, sul sistema di tamponi e test sierologici, sulla nuova app Immuni, sulla situazione di ristoranti e bar che dovranno rimanere chiusi per un altro mese, sulle imprese e cooperative in difficoltà che ancora non sanno se riusciranno a riaprire, su migliaia di fedeli di ogni religione che non sanno quando potranno assistere alle funzioni, sul mondo della cultura e dello spettacolo che ancora non ha una prospettiva certa, anche se lontana. A Firenze, da sindaco, dove potrò intervenire, interverrò con convinzione. Intanto siamo già a lavoro per riaprire alcuni spazi verdi controllati e per consentire ai bambini alcune attività. Poi il commercio, anima della nostra città, a cui la cassa integrazione non è ancora arrivata e che ha mille difficoltà nell’ottenere soldi dalle banche.
Ho ricostruito, non senza fatica, i passaggi per ottenere un prestito per imprenditori e lavoratori in piena emergenza Covid19. Ditemi voi se è una cosa normale in un periodo di emergenza come questo. Per me no.
In Italia abbiamo 25 forme diverse di cassa integrazione, a partire dalla CIGO (cassa integrazione ordinaria) e la CIGD (cassa integrazione guadagni in deroga) e dalla FIS (Fondo di integrazione salariale). Ogni contribuzione ha una diversa disciplina e una diversa regolamentazione a seconda della tipologia delle aziende e della categoria economica, commerciale o meno, con tempi diversi e istituzioni competenti diverse.
Cominciamo a simulare il percorso da fare per imprese e lavoratori in piena emergenza da Covid19.
1. Anzitutto per ottenere le risorse per la Cig devi mandare una informativa e una comunicazione a tutte le rappresentanze sindacali (anche se un’azienda non ha rappresentanze al proprio interno).
2. Le organizzazioni sindacali hanno l’obbligo dell’esame congiunto, la procedura si dovrebbe chiudere in 3 giorni anche se risulta che non tutti riescano a rispettare il termine.
3. Se i sindacati ti rispondono e chiedono di fare una trattativa, occorre aprire il confronto. Così passano altri giorni. Non c’è l’obbligo di accordo (secondo le norme di emergenza Covid19), ma non c’è un limite di tempo vincolante alla durata della trattativa. In ogni caso l’assenza di accordo sindacale può creare problemi all’impresa e ai lavoratori.
4. Poi l’azienda fa domanda all’Inps per avere la CIGO e per questo deve compilare la Domanda tipica della procedura. Un’azienda con 100 dipendenti, ad esempio, ha bisogno minimo di 3 giorni pieni.
5. Basta? No. Per l’emergenza Covid19 è richiesta al datore la compilazione di una serie corposa di tabelle statistiche. Una richiesta esorbitante di dati ulteriori alle procedure ordinarie, anche perché le aziende già trasmettono mensilmente all’INPS le informazioni su retribuzioni e contributo (modello UNIEMENS). Passano altri giorni…
6. L’AUTORIZZAZIONE VIENE FATTA PREVIO ESAME DEL DIRETTORE INPS, che nel frattempo è inondato di richieste. La risposta dell’INPS richiede più di un mese. Dal 10 marzo ad oggi è passato più di un mese e mezzo e ancora molte autorizzazioni non sono arrivate, nonostante la situazione di emergenza!
7. Una volta ottenuta l’autorizzazione all’INPS è tutto a posto? No. L’azienda ha bisogno di un codice che deve essere inserito in un modulo SR41 dove il datore deve mettere tutti i dati dei suoi dipendenti. Anche per questo ci vogliono altri giorni.
8. Per la CIGD invece c’è un altro percorso: l’azienda deve scrivere alla Regione. Per le aziende fino a 5 dipendenti non occorre, ai fini della cigd, l’accordo sindacale.
9. La Regione deve elaborare tutte le pratiche e – visto che non esiste un database uguale tra INPS regionale – la regione deve passare giorni e giorni a trasmettere singolarmente i dati all’INPS.
10. INPS regionale ha bisogno di altri giorni per verificare le singole domande di CIGD mandate dalla Regione.
11. Per avere un’idea dei tempi, la Regione Toscana, dopo un mese ha trasmetto all’INPS 5000 domande su un totale di 30.000. Fate voi due calcoli per capire quanto tempo sarà necessario ancora prima che i dipendenti ricevano il loro contributo dovuto.
12. Per la CIGD regionale, inoltre, in attesa di tutto questo tempo l’azienda non può dare l’anticipo al dipendente! Perché l’INPS manda l’accredito sul conto del dipendente.
13. Nel caso della CIG e del FIS l’azienda può anticipare i soldi al dipendente per non lasciare i dipendenti senza soldi. Questi soldi però verranno restituiti da Inps, non si sa quando, in detrazione ai contributi previdenziali spettanti all’azienda. Per la CIG il datore però deve dimostrare un livello adeguato di liquidità! Se avesse problemi finanziari (cosa non rara) le cose si complicherebbero ulteriormente.
14. Se il datore non ha soldi da anticipare ai lavoratori allora può andare in banca per farsi finanziare. Anche qui passa altro tempo e poi le banche non prestano i soldi a interessi zero, applicano i costi di commissione e gli interessati che – bene ricordarlo – ovviamente non vengono rimborsati dall’INPS al datore di lavoro.
15. Il dipendente potrebbe chiedere autonomamente l’anticipo alla sua banca (molte di queste hanno fatto apposite convenzioni per agevolare in periodo di emergenza), ma in realtà non possono ottenere alcun prestito senza il numero di pratica dell’INPS con la convenzione Covid19 dell’azienda.
16. Facile per il dipendente? Non pare proprio. Alcune banche chiedono in questo caso l’impegno da parte dell’azienda che se il dipendente non restituisse il prestito bancario, l’azienda ne risponderebbe direttamente!
17. In ogni caso le banche comunque hanno bisogno di tempo per verificare la pratica e chiedono in ogni caso di pagare le spese di istruttoria e gli interessi ai dipendenti (non rimborsabili).
18. E lo Stato? Come sappiamo esiste il fondo di garanzia, istituito per l’emergenza. Quando il datore fa domanda alla banca per posticipare mutui e per avere liquidità la garanzia dello stato basta? No. Perché le banche hanno l’obbligo di verificare anche il merito creditizio dell’azienda, e se questo è negativo, non arriva niente. Se non lo facessero incorrerebbero in un reato penale non abolito che è l’esercizio abusivo del credito.
19. Con questo sistema di garanzia le aziende che non hanno stati patrimoniali e finanziari adeguati, e che stanno aumentando a causa della crisi, non possono essere aiutate e inoltre, evidentemente, non facendo fatturato o utili, non possono avere vantaggi né con crediti di imposta, né con altre forme di defiscalizzazione.
20. Quando scade il sistema di CIG in epoca di covid19? Ci sono le famose 9 settimane. E dopo? Chi vivrà vedrà.
MORALE DELLA FAVOLA: IN UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA COME QUESTA NON SI POSSONO LASCIARE MILIONI DI PERSONE SENZA SOLDI E MIGLIAIA DI AZIENDE IN BALIA DI UNA BUROCRAZIA INESTRICABILE E LENTA, NONOSTANTE L’IMPEGNO DELLE AZIENDE E DEI SINDACATI.
– LE REGIONI DIANO MASSIMA PRIORITÀ ALLA TRASMISSIONE DELLE PRATICHE RESIDUE DI CIGD
– IL GOVERNO FISSI NEL PROSSIMO DECRETO LEGGE UNA SOLA CASSA DI INTEGRAZIONE IN REGIME DI FASE 2, IN ACCORDO CON IMPRESE E SINDACATI
– SI PROROGHI LA CIG ALMENO PER ALTRI 3 MESI PER EVITARE IL COLLASSO DI MIGLIAIA DI AZIENDE E IL RISCHIO DI LICENZIAMENTI A VALANGA.






