La comparsa del Coronavirus in Italia ha causato sconvolgimenti nella vita professionale e personale di chi è stato costretto ad adattarsi a nuove condizioni.
Una situazione negativa che continua, dentro e fuori il focolaio, a scatenare attacchi d’ansia e panico. Ma quali sono i rimedi per combattere una psicosi sempre più dilagante?
Secondo gli esperti un valido aiuto arriva dalla meditazione e da alcune tecniche basate su concentrazione e respirazione, che producono un cambiamento efficace nelle risposte del sistema nervoso. Dedicare almeno dieci minuti alla respirazione nell’arco della giornata è fondamentale per rimanere concentrati e gestire i livelli di stress, a patto che si faccia da seduti con la schiena dritta e la testa allineata. E ancora, evocare mentalmente il ricordo di un sole radioso e di un cielo azzurro attenua i livelli di ansia, mentre in caso di forte tensione nell’arco della giornata è consigliabile portare l’attenzione alla pianta dei piedi o al ventre e respirare in maniera profonda. Si tratta di semplici rimedi che non possiedono la potenza di un training interiore vero e proprio, ma se seguiti con costanza permettono di ottenere risultati immediati.
“Qualunque allarme, che sia di natura medica, economica o politica, genera sempre lo stesso effetto di psicosi. Oggi, in occasione della contenuta epidemia di questo virus, le reazioni delle persone sono spesso sproporzionale alla reale situazione. Esistono da sempre metodi che sviluppano superiori capacità per mantenere la calma e la serenità anche nel corso di situazioni di una certa gravità – spiega Andrea Di Terlizzi, scrittore, studioso e Maestro di Scienze Interiori – Purtroppo sono ancora troppo sottovalutate le necessità di apprendere questi sistemi per diventare più stabili e sicuri in sé stessi.
Dall’Università Europea di Roma arriva invece lo studio del Professor Benedetto Farina, Ordinario di Psicologia clinica presso l’ateneo, autore di:“I giovani nell’era digitale”che ha incentrato la sua relazione odierna agli studenti sugli effetti della nevrosi collettiva da Coronavirus, parlando di rischi della diffusione di informazioni digitali.
Il Professore ha posto l’accento su questa delicata questione dichiarando: “La rete è diventata l’infrastruttura su cui poggia tutto ciò che facciamo. Ad oggi incombe su di noi la minaccia di una nuova forma di nozionismo in cui la dimensione orizzontale della circolazione culturale diviene antitetica a qualsiasi forma di apprendimento verticale.
In questo preciso momento storico l’era del sapere fai-da-te lede qualsiasi forma di mediazione culturale, quella esercitata dai professori, editori e giornalisti costituendo la causa principale della perdita della capacità di selezionare l’autorevolezza delle fonti d’informazione. Il sentimento di rabbiosa delegittimazione e rifiuto verso le conoscenze degli esperti in favore delle proprie opinioni danno vita all’era dell’incompetenza 1. I cambiamenti delle funzioni cognitive– continua il Prof. Farina – danno vita a profonde involuzioni dei comportamenti socio-relazionali, generando un problema culturale.
Il 90 % della popolazione mondiale utilizza i social per documentarsi e la rivista BMC Psychiatry ha riscontrato un eccessivo tasso di utilizzo dello smartphone da parte dei cittadini. Nelle giovani generazioni, inoltre, vi è un aumento delle patologie psico-cognitive strettamente connesse all’incapacità di leggere criticamente una comunicazione e nella corretta scelta delle fonti”.












