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Firenze piange Alberto Orzan uno degli (ultimi) eroi del primo scudetto viola

Gentiluomo in campo e fuori, friulano di nascita innamorato di Firenze.

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Con Enzo Robotti mentre solleva la Coppa Italia 1961 Con Enzo Robotti mentre solleva la Coppa Italia 1961 © Archivio Melani, Fondelli "80 anni di storia Fiorentina"
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Con Alberto Orzan se ne va uno degli ultimi eroi del campionato 1955/57 e dei successivi straordinari secondi posti con il record di gol segnati e la Coppa delle Coppe 1961 che ha sollevato al cielo da capitano.
Un friulano gentiluomo silenzioso e educato che non voleva venire a Firenze ma che poi di questa città si è innamorato al punto da metterci radici.

Si è spento nella sua casa fiorentina a 91 anni quello che è uno dei più fedeli e titolati giocatori viola. Nella sua carriera solo l'Udinese e la Fiorentina. Nove campionati giocati dal 1954 al 1963 con 246 presenze complessive.

Arriva a Firenze dall'Udinese insieme all'amico e compagno di tante battaglie Giuseppe Virgili. "A dire il vero la mia partenza per Firenze era nell'aria ma arrivo un po' di tempo dopo a quella di Virgili forse per non farmi pesare che ero un corollario al suo acquisto" ha sempre raccontato scherzando. 
Ma lui a Firenze in realtà "non volevo venire, per me friulano timido e schivo quello era un altro mondo, ma all'epoca noi calciatori non potevamo opporci alle scelte delle società. Appena arrivato in città ero spaesato soprattutto perchè non capivo la lingua". 

In quell'Italia che usciva dal dopoguerra e che ancora non aveva scoperto le lezioni d'italiano in televisione del maestro Manzi lo scoglio linguistico era molto forte e fu così che i giovani campioncini friulani Virgili, Orzan e Toros fecero amicizia e frequentavano casa di mia nonna, friulana come loro. Un isola felice in cui poter parlare la loro lingua e inserirsi in una città nuova, cosa che mia nonna aveva fatto una ventina di anni prima di loro.
Erano serate di allegria, di risate, di grandi mangiate e di scherzi, ma poi piano piano anche Orzan s'innamorò di Mariella (sua moglie) che la portava alle commedie in vernacolo per imparare il fiorentino e di Firenze.

Giocatore moderno come potremmo dire oggi fu un vero jolly difensivo e di centrocampo che si trovo in piena corsa per il primo scudetto a dover sostituire sal centro della difesa il capitano Rosetta. "Domani giochi tu al posto di Cecco" gli disse il Professor Bernardini, era il 3 marzo 1956.
Aveva 24 anni il giovane isontino e da quel momento non uscì quasi più di squadrqa diventando un protagonista di quella trionfale cavalcata tricolore.

Nato il 24 luglio 1931 a San Lorenzo di Mossa (oggi San Lorenzo Isontino, in provincia di Gorizia), dopo l'apoteosi tricolore da jolly si trasforma in pilastro della squadra con cui disputa la memorabile e sfortunata Coppa Campioni 1956-57 (i gigliati perdono ingiustamente in finale dopo una grande partita segnata da una clamorosa “svista” arbitrale) ed è poi protagonista del ciclo di quella fantastica Fiorentina che arriva quattro volte seconda ed è il capitano che guida la viola nella storica vittoria della Coppa delle Coppe 1960-61 (primo trofeo Uefa vinto da una squadra italiana) e nella Coppa Italia 1961.

In particolare, il successo in Coppa delle Coppe è qualcosa di leggendario tanto che nella finale di andata a Glasgow contro i Rangers, i viola si meritano l’appellativo dei “Leoni di Ibrox.. "Era l’esempio di capitano fuori e dentro dal campo, uno dei grandi Leoni di Ibrox, protagonista in campo e silenzioso leader fuori, una perdita davvero incolmabile per la storia viola", commenta David Bini, presidente del Museo Fiorentina. "Quello che mi ha sempre colpito di lui - dice Moreno Roggi , presidente delle Glorie Viola - è che tutti gli volevano bene, era una sorta di gigante buono circondato da tanto affetto".

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