Si terrà il 26 febbraio, tra le ore 13.30 e le 14.30, un flash mob davanti a circa 60 strutture ospedaliere e sanitarie in tutta Italia per denunciare il bando imposto da Israele nei confronti delle organizzazioni non governative che rifiutano di fornire i nominativi del personale palestinese. L’iniziativa, intitolata “No liste no bersagli. Solidarietà e cura non sono reato”, è promossa dalle reti #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza.
L’appello è rivolto al personale sanitario, ai cittadini, alle associazioni e ai comitati affinché partecipino alla mobilitazione per difendere il diritto alla cura, la libertà di espressione e il dissenso. Secondo i promotori, la richiesta di consegnare i nomi degli operatori palestinesi esporrebbe questi ultimi a rischi concreti, configurando la possibilità che tali elenchi possano trasformarsi in strumenti di identificazione di potenziali bersagli.
Durante il flash mob verrà presentata la petizione #NoListeNoBersagli, lanciata sulla piattaforma Change.org, con l’obiettivo di chiedere al Governo italiano e alla Commissione Europea di intervenire affinché il provvedimento venga ritirato. I promotori ritengono che il bando sia in contrasto con il diritto internazionale e rappresenti una forma di pressione nei confronti delle organizzazioni umanitarie e del personale sanitario impegnato nei territori palestinesi.
L’iniziativa intende ribadire il principio secondo cui l’assistenza sanitaria e la solidarietà non possono essere oggetto di criminalizzazione, riaffermando il valore universale del diritto alla cura anche nei contesti di conflitto.






