Firenze e Provincia

Il Forteto non “valorizza” la Toscana. Niente libro a Torino

Libro sul Forteto 'escluso' dal Salone del Libro. Lettera di protesta delle vittime

Il Forteto, si sa, è una ferita aperta per la Toscana. Sanguina, dà fastidio: e a colpi di «piena solidarietà», fin qui, si è detto molto e si è fatto poco. Nessuna novità. Anche se l’ultimo caso fa riflettere. Quale? Questo. Ab Edizioni, l’editore di «Setta di Stato», il libro inchiesta scritto da Francesco Pini e Duccio Tronci nel 2015, pensava di partecipare al Salone del libro di Torino, in programma dal 18 al 22 maggio prossimo. La Regione, infatti, tramite la vicepresidente Monica Barni, aveva invitato alla fiera tutte le case editrici toscane, mettendo a disposizione uno spazio, «con un’attenzione particolare al pubblico giovane», in nome della «bibliodiversità». «Sembrava una bella iniziativa, così abbiamo sottoposto all’organizzazione la richiesta di portare e presentare al salone il libro sul Forteto», ha commentato Tronci in post su Facebook. Poi, però, è arrivato lo stop: la Regione ha negato il consenso e rifiutato la proposta, motivando la scelta con la preferenza per libri che «si inseriscono all’interno dei filoni tematici di valorizzazione della Toscana». Insomma: proponeteci tutto, ma non il Forteto. Una nota congiunta dei membri della commissione d’inchiesta regionale (il Presidente Paolo Bambagioni, i vice Giovanni Donzelli, e Andrea Quartini, e i commissari Jacopo Alberti, Stefano Mugnai e Paolo Sarti) ha subito bacchettato le istituzioni: «Dopo la costituzione di parte civile da parte della Regione Toscana – scrivono i consiglieri -, dopo il prezioso lavoro portato avanti dalle due commissioni regionali d’inchiesta e dal Consiglio regionale, non può esserci un solo motivo valido per chiudere le porte ad un libro che aiuta a capire, raccontando fatti e pubblicando documenti ufficiali, cos’è stato Il Forteto: il compito della Regione non può che essere quello di far conoscere a tutti cos’è successo in quella realtà. Non possiamo più accettare alcuna ambiguità». «Provate a convincerci che non si tratta di censura», ha concluso amaro Tronci.

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