Firenze, 10 febbraio 2026 – Una seduta solenne per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata si è trasformata in un momento segnato anche da tensioni politiche. Il Consiglio regionale della Toscana ha celebrato il Giorno del Ricordo, istituito con legge dello Stato nel 2004, ma l’uscita dall’Aula dei gruppi di Fratelli d’Italia e Forza Italia ha aperto una frattura nel corso della cerimonia.
L’uscita dall’Aula di FdI e Forza Italia
Prima dell’inizio della seduta, la capogruppo di Fratelli d’Italia, Chiara La Porta, ha annunciato la decisione dei due gruppi di non partecipare ai lavori. Alla base della scelta, la cancellazione dal programma della partecipazione di Italo Bocchino, che avrebbe dovuto presentare un docufilm dedicato alla storia di un esule toscano.
Secondo La Porta, la modifica avrebbe “sconfessato l’accordo preso in Ufficio di Presidenza” e trasformato la commemorazione in un momento di “dibattito e giro di opinioni” su una data che, a suo avviso, non si presta a confronto politico: “Non ci può essere dibattito su un fatto della storia. I fatti storici si ricordano e si commemorano”. I consiglieri di FdI e FI hanno quindi lasciato l’Aula per assistere alla proiezione del docufilm in Sala Affreschi, come previsto nel programma originario.
La replica della presidente Saccardi
La presidente del Consiglio regionale, Stefania Saccardi, ha espresso rammarico per l’abbandono dell’Aula: “Dispiace davvero che una parte dell’Assemblea abbia deciso di allontanarsi”. Ha respinto l’idea che la cerimonia fosse in “tono minore”, sottolineando che si è svolta nel “luogo di massima rappresentanza della Regione” e ribadendo che non era previsto alcun dibattito polemico, ma solo interventi istituzionali per onorare una ricorrenza sancita dalla legge dello Stato.
Gli interventi in Aula: memoria, complessità e unità
Nonostante l’assenza di parte dell’opposizione, la seduta è proseguita con gli interventi dei consiglieri regionali e del presidente della Toscana.
Per Luca Rossi Romanelli (M5S), il Giorno del Ricordo è un momento per rendere omaggio alle vittime e promuovere una “lettura consapevole della storia”, lontana da strumentalizzazioni, soprattutto in un tempo segnato da nuovi conflitti.
Sulla stessa linea Lorenzo Falchi (Avs), che ha richiamato la necessità di una memoria fondata sulle fonti documentate e capace di costruire una “coscienza storica unica e condivisa”, ricordando anche le responsabilità del fascismo e il lungo silenzio calato nel dopoguerra su quella pagina di storia.
Francesco Casini (Casa Riformista) ha parlato di “connazionali cancellati due volte, prima dalla violenza e poi dall’oblio”, sottolineando che la ricorrenza non deve essere solo formale ma un impegno contro odio e totalitarismi.
Unico esponente dell’opposizione rimasto in Aula, Massimiliano Simoni (Gruppo misto-Futuro nazionale) ha definito la giornata “profondamente sentita”, ricordando testimonianze personali e parlando di un dramma che colpì “fascisti, antifascisti, partigiani, gente comune”. Ha espresso dispiacere per l’uscita dei colleghi e auspicato un percorso condiviso per il futuro.
Il capogruppo del Pd Simone Bezzini ha evidenziato come, nonostante la legge del 2004, la ricorrenza sia spesso diventata terreno di scontro politico: “La memoria dovrebbe costruire un minimo comune denominatore di valori”. Ha parlato di “profonda amarezza” nel vedere i banchi vuoti, auspicando una riflessione capace di rafforzare l’unità nazionale e richiamando il valore dell’Unione europea come progetto di pace.
L’intervento del presidente Giani
A chiudere la seduta è stato il presidente della Toscana, Eugenio Giani, che ha parlato di un momento di “commozione e memoria” per una tragedia a lungo accompagnata dal silenzio. Ha ricordato le stime sulle vittime – tra diecimila e venticinquemila – e l’esodo di oltre 300mila italiani, sottolineando l’accoglienza offerta anche dalla Toscana, dal piroscafo Toscana al centro raccolta di Laterina.
Giani ha ribadito l’impegno del Consiglio regionale nel coltivare la memoria e ha auspicato “una pacificazione delle coscienze”, nel rispetto dei valori costituzionali di pace e ripudio della guerra.
Una memoria ancora divisiva
La giornata, nata per onorare una tragedia nazionale, ha mostrato come il Giorno del Ricordo resti un passaggio delicato nel dibattito pubblico italiano. Da un lato la richiesta di una commemorazione senza confronto politico; dall’altro l’esigenza di una memoria condivisa che tenga conto della complessità storica.
In Aula, tra interventi istituzionali e assenze significative, è emersa con forza una consapevolezza comune: la necessità di preservare il ricordo delle vittime e trasmetterlo alle nuove generazioni, nella speranza che la memoria possa diventare terreno di unità più che di divisione.
Foto: Inconsiglio




