“Vorremmo che accanto alle notizie sanguinarie che rendono l’uomo quello che è, un essere capace di attuare i peggiori crimini contro altre specie viventi e non soltanto, anche contro la propria specie”… si apre citando Ovidio la nota dell’associazione, che prosegue (in occasione dell’apertura della stagione di caccia):
Vorremmo che accanto alle notizie sanguinarie che rendono l’uomo quello che è, un essere capace di attuare i peggiori crimini contro altre specie viventi e non soltanto, anche contro la propria specie
(il detto millenario di Ovidio si conferma purtroppo: “La crudeltà verso gli animali è il tirocinio della crudeltà contro gli uomini), si esprimessero le ragioni profonde dell’accanimento venatorio e dell’irrisoria considerazione nei confronti dei cittadini contrari alla caccia. Uomini che manifestano tutto il loro orgasmo nell’uccidere un capriolo, un cinghialotto, una volpe in tana sono incapaci di apprezzare e valorizzare la tenerezza, l’innocenza e i diritti altrui al benessere e alla vita. Quindi, signori giornalisti che attuate cultura attraverso la comunicazione, voi che avete tra le mani il IV potere, usatelo per diffondere anche il dissenso. Quello vero, quello che nasce dalla coscienza, dall’intelletto, dal pensiero libero e accertatevi dell’ipocrisia, dell’avidità, del personale tornaconto di chi giustifica la caccia e la necessità di derogare continuamente alla specifica legge (che, sempre inneggiando all’ipocrisia, si intitola “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”. Contestiamo quindi questa caccia di selezione per la quale la Toscana va fiera nei suoi membri dominanti, siano essi Istituzion, siano essi poteri forti (cacciatori, misero gruppo assolutamente minoritario ma con la forza ricattatoria a cui i deboli soggiacciono) e intendiamo far sentire la voce dei 3.500.000 cittadini toscani contro quella prepotente e truculenta sparata dal campanile di Giotto, dal duomo di Grosseto o dalla Torre del Mangia dei 90.000 cacciatori toscani. Quale democrazia, parola vuota e irridente al vero significato, può esserci in un Paese in cui comanda l’ infima minoranza armata contro ogni diritto della stragrande maggioranza pacifica, contro ogni etica e ogni buona pratica! Che Pese è quello che crede che ciò che è legale sia anche morale quando sappiamo che le leggi si adeguano ai tempi, alle realtà contingenti e non ai privilegi dei pochi siano essi cacciatori, ristoratori, politici, armieri! Venendo al problema specifico di cui si ammantano i cacciatori e loro seguaci per fomentare la loro passione venatoria tutto l’anno ovvero quello dei danni all’agricoltura, sappiamo in tanti che il danno lo hanno prodotto non gli animali ma i cacciatori stessi e chi li sostiene. Perchè? Semplice. La caccia incrementa il numero di animali, e lo sterminio delle specie autoctone con introduzione di quelle alloctone più prolifiche (per esempio il cinghiale del’est Europa) ha fatto il resto. Sull’inutilità ed anzi la nocività della caccia agli ungulati si è espresso attraverso la pubblicazione di un articolo sulla Süddeutsche Zeitung (uno dei più importanti quotidiani tedeschi), il Prof. Josef H. Reichholf, eminente Direttore della Divisione Vertebrati della collezione zoologica di Monaco di Baviera e docente di Biologia e Conservazione della Natura nelle due Università di Monaco, il quale afferma , in base a studi scientifici effettuati, che: “quando in un territorio vengono uccisi molti animali mediante la caccia, che avviene soprattutto in autunno ed in inverno, i sopravvissuti hanno un migliore apporto nutritivo. Gli animali così rinforzati si riproducono in primavera più presto e con maggior numero di discendenti”. Secondo lo scienziato, attraverso la caccia, le specie animali che sono già rare divengono ancora più rare, e quelle che sono comuni diventano ancora più comuni. Anche Norbert Happ,( /www.norberthapp.de), il più noto esperto di cinghiali ed ungulati in Germania ed egli stesso cacciatore, afferma a proposito dei danni arrecati dai cinghiali all’agricoltura: “I rapporti sociali disordinati nelle popolazioni di cinghiali con riproduzione incontrollabile sono da imputare esclusivamente all’esercizio venatorio”. Quindi non arrendiamoci all’ipocrisia, alla violenza e alla prepotenza, arrendiamoci alla saggezza e alla giustizia. Al corretto equilibrio, alla salvaguardia della biodiversità, alla capacità di apprezzare ciò che la Natura ci offre come spettacolo irripetibile. Noi umani siamo troppo umani ma non siamo Dio. Un esempio vistoso di ciò che stiamo dichiarando lo propone l’Europa che sommerge l’Italia con continue procedure di infrazione mentre lo stesso ISPRA da una parte dà parere favorevole alle selezioni e dall’altra si pronuncia sul danno ambientale che dovrebbe essere pagato da chi lo compie, ovvero dai cacciatori e non da tutti i cittadini cui invece viene addossato http://www.isprambiente.gov.it/it/temi/sviluppo-sostenibile/danno-ambientale . La legge 157/92 prevede inoltre l’utilizzo di metodi ecologici per ristabilire equilibri infranti ma tali metodi vengono utilizzati? Tale legge viene rispettata? Qualcuno può dircelo? Mentre aspettiamo che la coscienza cresca, che la verità si affacci e la mente rigorosa produca risultati attinenti, chiediamo alle Istituzioni toscane di utilizzare il pensiero razionale e la coscienza etica, informarsi e approfondire la portata delle soluzioni sia sotto l’aspetto normativo che quello scientifico affinchè nel carniere si sostituisca sangue e morte con vita per gli innocenti e giustizia ecologica. Associazione Onlus Gabbie Vuote












