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Il progetto di riforma costituzionale

I pro e i contro di questa riforma che tanto fa discutere il mondo politico

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riceviamo e pubblichiamo un interessante intervento del nostro affezionato lettore Marco Nardini che perioidicamente ci invia le sue interessanti riflessioni riguardanti vari temi della nostra attualità politica e sociale

 

Qual è il migliore assetto istituzionale dello Stato? Va innanzitutto preso atto che lo “stato sovrano”, così come concepito alla nascita degli stati nazionali, non esiste più nei territori ad ordinamento democratico, e in particolare in Europa, ove vige il principio di sovranità ripartita, strutturata. Non vi è, in astratto, un assetto istituzionale migliore dell’altro. Il migliore va cercato in concreto, in relazione alle attuali condizioni politiche, istituzionali, socio/economiche di una determinata popolazione culturalmente omogenea. Riformare è preferibile a conservare. Non perché quel che c’è sia cattivo di per sé, e quindi da cambiare, e perché il nuovo è comunque buono, ma perché innovare implica sempre darsi un’opportunità. Che poi l’opportunità sia colta o sprecata è un altro discorso.

Ben venga quindi una riforma della Costituzione che preveda l’elezione diretta del responsabile dell’azione amministrativa dello Stato.

Il problema però non è l’an, è il quantum. Non è il se, è il come questa riforma viene attuata.

La parte più significativa della proposta del governo Meloni è la modifica degli artt. 92 e 94, di cui riporto qui uno stralcio.

“Art. 92.–Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri… . Il Presidente del Consiglio è eletto a suffragio universale e diretto per la durata di cinque anni. … La legge disciplina il sistema elettorale delle Camere secondo i princìpi di rappresentatività e governabilità e in modo che un premio, assegnato su base nazionale, garantisca il 55 per cento dei seggi in ciascuna delle due Camere alle liste e ai candidati collegati al Presidente del Consiglio dei ministri. …”

“Art. 94.- «In caso di cessazione dalla carica del Presidente del Consiglio eletto, il Presidente della Repubblica può conferire l’incarico di formare il Governo al Presidente del Consiglio dimissionario o a un altro parlamentare che è stato candidato in collegamento al Presidente eletto, per attuare le dichiarazioni relative all’indirizzo politico e agli impegni programmatici su cui il Governo del Presidente eletto ha ottenuto la fiducia….”.

Appare subito evidente che la centralità della sovranità nazionale viene di fatto spostata dal Parlamento al Presidente del Consiglio. E questo non va bene.

Non va bene che il Parlamento, titolare del potere legislativo (il più importante della tripartizione insieme all’amministrativo e al giudiziario), sia depotenziato così tanto fino ad essere asservito al potere amministrativo interamente nelle mani del Presidente del Consiglio.

Andrebbe invece bene se il testo della riforma prevedesse che entrambi i poteri, legislativo e amministrativo, fossero posti in condizione di pari dignità.

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