Alla nostra redazione, è stata inviata una mail da una mamma di una bambina che, in questi giorni, si è recata in gita scolastica a Firenze. La mamma ha scritto una storia sulle difficoltà che la sua bimba e i compagni di classe hanno riscontrato durante la giornata, sia per vedere l’Accademia delle Belle Arti che per godersi un semplice panino all’aperto. Abbiamo deciso di condividere con voi questa storia, che ci ha toccati molto, nella speranza che possa portare spunti di riflessione utili per capire quali siano i punti deboli della nostra città. Di seguito riportiamo il testo integrale.
«C’era una volta una bambina (non vi dirò il nome per motivi di privacy), che, un bel giorno di Gennaio, si recò con la sua classe e i suoi maestri a Firenze, ad ammirare la bellezza del David di Michelangelo. Il viaggio per raggiungere la città non fu lungo: meno di un’ora separava la bambina e i suoi compagni dal capoluogo ma questa era solo la loro seconda volta in città in quattro anni di scuola. La strada era piena di curve, e questo non fu un bell’inizio per quest’avventura. “Quanto sarebbe stato meglio il treno!” pensò nauseata la bambina. Ma questa è un’altra storia e magari ve la racconto la prossima volta. Arrivarono a Firenze giusto in tempo per la merenda: “Avevo proprio bisogno di un pò di energie”, pensò la bambina contenta. Piazza S.S. Annunziata fu il luogo prescelto per consumare tutti insieme un panino. Fu scelto forse per via della bellezza della Piazza, da cui la vista spazia senza ostacoli fino alla Cupola del Duomo. Forse perché i loggiati che vi si affacciano, offrono un comodo giaciglio per chi è stanco; o forse ancora, per via dell’Ospedale degli Innocenti che tanti bambini, aveva accolto nella sua lunga e gloriosa storia. I gradini della Loggia dei Servi di Maria non poterono essere utilizzati per sedersi per via del guano di piccione che li ricopriva, ma la bambina e i suoi compagni non si persero d’animo; d’altronde erano stati seduti a lungo durante il viaggio. Iniziarono, allora a mangiare la merenda stando in piedi. Ad un certo punto le “ Guardie” si avvicinarono ai maestri per informarli che non era possibile consumare lì il loro pasto. La bambina, a questo punto provò un leggero fremito di rabbia perché si ricordò di un “Gigante”, di cui ora non ricordava bene il nome, che lo scorso settembre aveva avuto per se piazze e strade di quella stessa città per fare cose per lei meno importati e ben più fastidiose di mangiare un panino. La bambina e i suoi compagni senza aver finito la merenda furono allora accompagnati dai maestri all’ingresso del Museo dell’Accademia. Finalmente potevano vedere il David e apprendere dalle parole e dai gesti della guida che li avrebbe accompagnati tutta la bellezza e la storia di cui anche loro oggi sarebbero stati finalmente i protagonisti. Per non ostacolare gli altri visitatori e ascoltare meglio bisognava stare tutti vicini e alla bambina venne da fare subito una domanda alla guida: “Io non ti vedo bene, perché non ci sediamo tutti a terra così stiamo più comodi e possiamo vederti meglio?”. La guida rispose che il regolamento del museo non lo permetteva e la bambina si ricordò allora di quando a Parigi in un grande museo vide una scolaresca seduta a terra davanti ad un quadro e non le riuscì di capire cosa ci fosse di sbagliato in questo. La bambina a questo punto concentrò la sua attenzione sul David, almeno quello essendo alto riusciva a vederlo bene. Ad un certo punto però, una delle bambine della classe si sentì male: forse per via del caldo, della scarsa merenda o dello stare in piedi fermi (posizione così innaturale per dei bambino). Sta di fatto che la maestra fece per sdraiala con gambe alzate su di una panca (visto che il pavimento non era utilizzabile) ma fu subito avvicinata da una delle “Guardie” che ebbe da ridire anche su questo gesto di necessità. Terminata la visita, la bambina, che ragiona e sa molte più cose di quello che il lettore può immaginare, fece le seguenti considerazioni, che a voi ora sottopongo: ma David non aveva sconfitto Golia? E allora come è possibile che un “Golia” abbia avuto per giorni a disposizione Piazze e strade di Firenze per fare, scontri di auto e guerra simulata e io e i miei compagni non possiamo neanche avere un piccolo angolo di questa città per il tempo di un panino. Perché “Golia” ha potuto avere per sfilate di moda Gallerie piene di statue antiche e noi non possiamo sederci in rispettosa ammirazione ai piedi del David per vedere meglio e stare più comodi? Lascio a voi lettori di ricercare le responsabilità di questo degrado morale, ma vi dico che non si può tollerare che Golia vinca nella città del David di Michelangelo, proprio lì dove la bellezza, resa fruibile a tutti ha permesso il nascere di alcuni tra più grandi geni ed artisti di tutti i tempi!»






