Firenze e Provincia

Le imprese fanno rete? Anche gli studenti al convegno di Pontassieve

Le imprese fanno rete? Anche gli studenti al convegno di Pontassieve

Sabato 31 ottobre alle 10,30 al Cinema Accademia di Pontassieve si è tenuto il convegno “ Link@Connessioni ” organizzato dalla Banca di Credito Cooperativo di Pontassieve. Hanno aperto con i saluti il presidente della BCC di Pontassieve Matteo Spanò e il direttore generale Francesco Faraoni, mentre ha moderato la discussione Sergio Gatti direttore generale della Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo. Sono intervenuti tre ospiti d’eccellenza: Leonardo Becchetti, professore di Economia Politica all’Università Tor Vergata di Roma, Stefano Granata, presidente del gruppo cooperativo CGM e Stefano Benvenuti Casini, direttore dell’Irpet, l’istituto regionale per la programmazione economica della Toscana. Infine hanno rivolto i loro ringraziamenti i sindaci presenti, Mauro Pinzani e Monica Marini rispettivamente primi cittadini di Rufina e Pontassieve, e il preside dell’istituto superiore Ernesto Balducci, con alcune classi al seguito. L’incontro è stato molto stimolante e pieno di spunti di riflessione sulla realtà economica anche a livello nazionale ed internazionale. Due sono state le principali finalità dell’incontro. La prima, discutere sulle possibilità di accrescere la competitività sui mercati internazionali delle piccole e medie aziende del nostro territorio attraverso la capacità di far “rete”, mettendosi appunto in “connessione” e sinergia. La seconda, presentare “Noi.info@2015, Rapporto socio-economico dalle porte di Firenze alla Valdisieve”, ricerca sviluppata dalla Bcc e dalla società Eurima per comporre un quadro della situazione demografica ed economica nell’immediata provincia fiorentina. Il dibattito, svoltosi con un giro di tre domande agli intervistati da parte del moderatore Gatti, è riassumibile in un’unica questione: se le imprese medio-piccole riescano effettivamente a “far rete” per essere competitive anche all’estero, e con quali metodi e risultati. La risposta da parte dei relatori è stata positiva e unanime: le imprese riescono a far rete e ad essere competitive attraverso la cooperazione, e reti di relazioni positive come i consorzi, collocati spesso in particolari distretti, molto diffusi in Toscana. Esempio virtuoso è la “Rete d’impresa del Consorzio Chianti Rufina”, promossa dalla Bcc con la finalità di garantire quell’insieme di requisiti, quella “massa critica” (concetto ripreso dalla fisica dal Prof. Becchetti) con la quale mantenere la forza economica, derivante dallo stare insieme, concentrando le risorse e il “knowledge”, ovvero le conoscenze condivise. Riguardo i metodi del “far rete”, strategica è l’innovazione (tecnologica ma anche giuridico-legale), tesa soprattutto alla sostenibilità ambientale e sociale, con la capacità, come spiega S. Granata, di mettere in gioco schemi nuovi tra diversi attori istituzionali e settori (profit e no-profit). Attenzione particolare è stata posta sul mondo delle cooperative, settore economico in continua crescita; lo testimonia direttamente Granata presiedendo il “Consorzio Gino Mattarelli”, una delle maggiori reti di cooperative italiane con 1,6 miliardi di fatturato, capace di trasformare “fragilità in risorse”, intercettando parte delle disabilità e del disagio sociale che altrimenti rimarrebbero improduttivi. Tra le realtà cooperative, maggior rilievo è stato posto su quelle bancarie, che erogano tra il 10 e il 20% del credito totale. La finanza di territorio è pertanto determinante per la sostenibilità delle imprese che operano ad ampio raggio e su scala internazionale. Il contesto globalizzato, il cambiamento dei flussi di capitale e persone hanno generato nuove grandi sfide soprattutto per le imprese più piccole. La fiducia reciproca tra le aziende che operano in rete o in distretti è fondamentale, a dispetto delle logiche di concorrenza spietata che risultano controproducenti nel lungo periodo. A proposito dei settori trainanti, oltre al comparto vitivinicolo e agroalimentare, Becchetti suggerisce di sfruttare le potenzialità territoriali non delocalizzabili come i “giacimenti culturali”, di cui siamo leader mondiali, ma anche le tecnologie per fonti energetiche rinnovabili ed ecosostenibili. Nella seconda parte del convegno il direttore dell’Irpet Benvenuti Casini, presentando il rapporto “Noi.info@2015”, ha sostenuto che le imprese del territorio fiorentino hanno ben risposto alla crisi del 2008 con un aumento del 25% delle esportazioni negli ultimi anni, anche in settori industriali come la meccanica o la farmaceutica, la chimica o la cantieristica navale. Spiega il direttore che turismo, moda, buon cibo e servizi per il benessere, molto fruiti dai ceti medio-alti, sono da sempre punti forza della Toscana per l’esperienza storica che abbiamo del “buon vivere”. Delle 42 mila imprese della manifattura locale 3500 sono riuscite a crescere, grazie anche all’apporto delle Bcc, che, come ha sottolineato Gatti, proprio per la loro natura anticiclica, dal 2007 al 2014 hanno concesso finanziamenti con un aumento del 54%. Da un punto di vista demografico, nei comuni considerati (Firenze, Fiesole, Bagno a Ripoli, Sesto Fiorentino, Pontassieve, Rufina, Pelago, Londa, S. Godenzo, Dicomano e Rignano sull’Arno) sono state rilevate i dati seguenti: speranza di vita media elevata, bassa natalità; considerevole apporto dell’immigrazione; pendolarismo entro i 30 minuti (segno di una zona compatta e con buona viabilità); pochi laureati di cui molti assorbiti nelle amministrazioni (causa un sistema produttivo principalmente manifatturiero);aumento della spesa per cultura, tempo libero e turismo. Con la crisi è aumentata la disoccupazione, è calato il fatturato, sono peggiorate le aspettative future, scesi gli investimenti, diminuiti il credito e le richieste di credito, ma in maniera inferiore alla scala nazionale, si è riscontrato comunque una ripresa. Se Becchetti suggerisce di intendere “l’uomo come cercatore di senso” piuttosto che soltanto come “Homo oeconomicus”, quindi razionale, Granata rivolge due inviti, ai giovani ad avere coraggio, e a imprese e istituzioni che vogliono far rete ad abbandonare “l’atrofizzante logica rendicontativa” pensando a forme nuove di collaborare. Casini Benvenuti si augura infine che il settore pubblico avvii una nuova politica economica keynesiana di intervento statale, percorrendo “una strada traversa”, abbandonando il sentiero dell’austerity per uscire da questa “stagnazione secolare”.

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