Firenze

Rischio idraulico e Alta Velocità a Firenze: l’allarme sull’opera TAV sotto il Mugnone

Associazione Idra denuncia criticità ambientali, mancanza di controlli e vuoti di responsabilità sui cantieri TAV nel nodo fiorentino

Alluvione di Firenze, 4 novembre 1966, fra Duomo e Battistero

Sessant’anni dopo la devastante alluvione del 1966 e a oltre tre decenni dalle esondazioni dei corsi d’acqua minori del 1992, ampie zone di Firenze risultano ancora esposte a rischio idraulico, come certificano le mappe ufficiali dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale e della Protezione civile comunale. In alcuni punti la pericolosità è classificata come “alta”, in particolare nell’area di interferenza tra il torrente Mugnone e il fascio ferroviario in uscita dalla stazione di Santa Maria Novella.

La stazione TAV sotterranea in area a pericolosità elevata

Proprio in questo contesto è in corso da oltre quindici anni lo scavo per la nuova stazione ferroviaria sotterranea dell’Alta Velocità, una struttura lunga circa 450 metri, larga 50 e profonda 25. Secondo quanto evidenziato dall’Associazione di volontariato Idra, l’opera è stata approvata senza una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) specifica per il sito effettivamente interessato. Il Ministero dell’Ambiente avrebbe infatti ritenuto sufficiente una VIA riferita a un progetto alternativo, mai realizzato, collocato in un’area con rischio idraulico classificato come “basso”.

I segnali del Mugnone e le criticità di sicurezza

Negli ultimi anni il Mugnone ha mostrato segnali di criticità crescente. Nel 2024, durante due episodi di piena avvenuti a gennaio e marzo, l’acqua ha raggiunto l’impalcato del ponte nel quartiere delle Cure, mentre sulla linea ferroviaria transitavano convogli ad alta velocità. Parallelamente, gli scavi dei tunnel TAV – oltre 12 chilometri tra Campo di Marte e Castello – interessano il sottosuolo cittadino perpendicolarmente ai flussi della falda acquifera, in una città storicamente soggetta a inondazioni, come ricordato dal geografo storico Leonardo Rombai, che documenta almeno 42 eventi alluvionali tra il XII secolo e il 1966.

Mancanza di piani di emergenza e problemi nei cantieri

Ulteriori criticità riguardano la sicurezza. Il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco ha segnalato l’assenza, nel progetto esecutivo, del piano di emergenza previsto dal DM 28 ottobre 2005 sulla sicurezza delle gallerie ferroviarie. A Castello, dove è stata realizzata una galleria artificiale propedeutica ai tunnel principali, ARPAT ha rilevato infiltrazioni di acqua contaminate da colibatteri fecali, mentre l’opera risulterebbe priva di collaudo tecnico-amministrativo.

Gestione delle terre di scavo e controlli scaduti

Anche la gestione delle terre di scavo solleva interrogativi. Secondo Idra, i materiali – oltre 105.000 tonnellate al maggio 2025 – sarebbero conferiti a impianti di trattamento rifiuti non meglio specificati, con potenziali incrementi dei costi, in contrasto con le comunicazioni ufficiali che parlavano di riutilizzo ambientale nell’area dell’ex miniera di Santa Barbara, nel Comune di Cavriglia. Nel frattempo, l’Osservatorio Ambientale del Ministero dell’Ambiente, incaricato della vigilanza sull’opera, risulta scaduto da oltre un anno e non rinnovato.

L’appello alle istituzioni e il monito di Niscemi

L’Associazione Idra afferma di aver informato ripetutamente e formalmente le autorità competenti, locali e nazionali, senza ricevere riscontri sostanziali. Richiamando il precedente di Niscemi e i noti rimpalli di responsabilità emersi solo a disastro avvenuto, l’associazione chiede chiarimenti e assunzione di responsabilità prima che si verifichino danni gravi e irreversibili per Firenze. La nota è stata trasmessa a sindaci, Regione Toscana, Prefettura, autorità di bacino, ANAC e a diversi ministeri, incluso – per la prima volta – quello per la Protezione civile.

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