Per cinque giorni, fino al 16 marzo, uno per ogni anno dallo scoppio della guerra, Firenze torna a fianco di Oxfam – Ong internazionale no profit tra le più attive nell’ambito degli aiuti umanitari e delle operazioni di sviluppo – per “accendere le luci” sull’emergenza in Siria. Il messaggio di solidarietà verrà lanciato con un’illuminazione straordinaria della fontana del Nettuno di Piazza della Signoria. Inoltre, il 13 marzo (dalle 15 alle 20) alle Murate, si effettuerà una raccolta di indumenti vari destinati a profughi e migranti richiedenti asilo, che proprio tramite Oxfam saranno accolti nel territorio toscano. Obbiettivo: sensibilizzare la cittadinanza sulla condizione di precarietà che ogni giorno donne, uomini e bambini sono costretti a vivere. Nella maggior parte dei casi ricevendo, da parte dei media occidentali, un’attenzione marginale o incompleta. In concomitanza con l’iniziativa fiorentina, arriva in questi giorni l’appello di 30 organizzazioni firmatarie (tra cui la stessa Oxfam, ma anche Save The Children, Norwegian Refugee Council, Care International, Big Heart e Syria Relief and Development) sulla situazione siriana. Il 2015, si legge nel rapporto, è stato l’anno più tragico dall’inizio degli scontri. A farne le spese sono i civili siriani: stremati dall’inasprirsi del conflitto, dal blocco degli aiuti e dallo stato d’assedio perenne. Secondo le stime delle Nazioni Unite, solo nell’anno precedente, sarebbero oltre 50 mila i morti. A cui vanno aggiunti 12 milioni di siriani all’interno del Paese senza la possibilità di usufruire dell’acqua potabile, e i 9 milioni in condizioni di insicurezza alimentare. Quasi 300 mila le vittime complessive. Numeri che inquadrano il caos e la frammentazione in cui è ulteriormente piombata la Siria a cinque anni dall’inizio del conflitto. Continua poi la denuncia: «Le grandi potenze mondiali, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU – come Russia, Stati Uniti, Regno Unito e Francia – non hanno risolto l’emergenza umanitaria in atto, ma al contrario hanno contribuito a esacerbare la crisi: attraverso pressioni diplomatiche inadeguate, minando le risoluzioni da loro stesse approvate, fornendo sostegno politico e militare alle diverse parti in conflitto o mediante la stessa azione militare sul territorio siriano». Lunedì 14 marzo, intanto, riprenderanno i colloqui di pace a Ginevra, ai quali l’inviato Onu, Staffan de Mistura, “dovrebbe invitare i curdi”: cosa su cui aveva posto un veto la Turchia. Si cercherà di avviare una transazione politica risolutiva per portare stabilità in un contesto profondamente travagliato. Damasco ha confermato la sua presenza, con una delegazione guidata dal suo inviato all’Onu. E anche le opposizioni siriane, in esilio, hanno annunciato la partecipazione alla seduta di confronto indiretto con il regime. Secondo De Mistura, si potrebbe prendere in considerazione una divisione della Siria in stati federali. D’altro canto, il clima è già teso ancor prima di iniziare. I rappresentanti del Governo di Assad, infatti, arriveranno a Ginevra domenica (13 marzo), ma il Ministro degli Esteri, Walid Muallem, ha precisato che aspetteranno quelli dell’opposizione per non più di 24 ore. Tutto il mondo terrà gli occhi puntati sull’incontro. E da Firenze arriva un monito: girare la testa dall’altra parte non è la soluzione.







