Firenze

“La tempesta imperfetta”. La storia di Mirco Rufilli tra Oltrarno, riscatto e malattia

Il libro si apre con una diagnosi che cambia tutto: “Sig. Rufilli, purtroppo non ho belle notizie”. Da qui prende avvio un racconto che intreccia la...

Presentazione La tempesta imperfetta Rufillipresentazione La tempesta imperfetta Rufilli

Dalla vita di strada nell’Oltrarno degli anni ’80 fino alla guida del Quartiere 1: è un percorso intenso e personale quello raccontato da Mirco Rufilli nel suo libro La tempesta imperfetta, pubblicato da Mauro Pagliai Editore e disponibile in libreria dal 10 aprile.

Il volume è stato presentato all’Orto San Frediano, davanti a oltre 200 persone, alla presenza della sindaca Sara Funaro. A dialogare con l’autore, la giornalista Erika Pontini.

Un racconto che parte dalla malattia
Il libro si apre con una diagnosi che cambia tutto: “Sig. Rufilli, purtroppo non ho belle notizie”. Da qui prende avvio un racconto che intreccia la scoperta della malattia con la memoria di un’infanzia e adolescenza vissute tra le strade di Santo Spirito e San Frediano.

L’Oltrarno popolare tra ricordi e difficoltà
Cuore del libro è il ritratto della Firenze popolare tra anni ’70 e ’80: un mondo fatto di botteghe, piazze e relazioni, dove la strada era luogo di crescita. Rufilli rievoca episodi quotidiani tra Borgo San Frediano, piazza Tasso e Sant’Agostino, tra ironia e nostalgia.

Ma accanto ai ricordi emerge anche un contesto sociale difficile: famiglie numerose, case piccole e una generazione segnata, in molti casi, dall’eroina. Un passaggio toccante riguarda proprio la paura della madre che controllava le braccia del figlio mentre dormiva, temendo il peggio.

Famiglia, perdite e dignità
Ampio spazio è dedicato alla famiglia, allargata a vicini e amici, e alle ferite personali: la morte del padre e i sacrifici della madre, che lavorava in una trattoria in piazza del Carmine.

“La dignità non è mai una questione di apparenza”, scrive Rufilli. “È una scelta che fai ogni giorno”.

Dalla musica all’impegno pubblico
Tra gli aneddoti anche la passione per la musica, con la band “Dinamo” e un contratto discografico rifiutato per restare fedele a sé stesso. E poi l’amore per Firenze, quando attraversare il Ponte alla Carraia significava “andare in centro”.

La tempesta imperfetta diventa così il racconto di una crescita personale e collettiva: la storia di un ragazzo dell’Oltrarno che, tra difficoltà e ripartenze, arriva all’impegno pubblico per il proprio quartiere.

Una storia segnata dalla “tempesta” della malattia, ma anche dalla volontà di ricostruire:
“Ripartire anche quando sei ammaccato, stropicciato, accartocciato. Ma vivo. E convinto di poter essere migliore”.

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