Firenze e Provincia

Zero Waste. OK!Mugello intervista Rossano Ercolini

Biomasse. A Vicchio un incontro con Rossano Ercolini

L’altro pomeriggio si è tenuto al Dipartimento di Agraria dell’università di Firenze un incontro organizzato dagli studenti del Collettivo di Agraria in collaborazione con le Mamme No Inceneritore, storica associazione di Mamme che da anni si oppone a suon di ricorsi al Tar; ma soprattutto informando e coinvolgendo la società civile della Piana Fiorentina (Pistoia- Prato- Firenze) sulla realizzazione del Termovalorizzatore di Case Passerini. Il dibattito si è sviluppato da una valutazione del luogo in cui verrà realizzata l’opera, e analizzando le criticità generali correlate ai rischi per i soggetti interessati direttamente dai possibili danni. “Le autorizzazioni sono state tutte date, l’ultima è stata Autorizzazione Unica Ambientale (A.U.A.) a novembre 2015” quindi l’impianto è autorizzato con un monitoraggio da parte di Q-Thermo, ci spiega Fiammetta Battaglia, una Mamma contraria all’inceneritore. Le associazioni della Piana contrarie all’opera hanno presentato due ricorsi al TAR “Primo ricorso per la Via, successivamente unificato al secondo ricorso nella Autorizzazione Integrata Ambientale” e a breve dovrebbe esserci il verdetto. Ma ci sarebbero ancora delle possibilità, oltre l’esito del TAR, per evitare l’opera. “La città metropolitana – ci spiega – può revocare il progetto, se riconosce che sono sopravvenute modifiche, tipo rischio sanitario o alternative di progetto”. La pubblica amministrazione avrebbe così gli “elementi per dimostrare che non è, anzi contrasta, con il pubblico interesse. E quindi revocare l’incarico come avvenuto per Valdisieve anche se in quel caso la competenza era Regionale, nel caso di Passerini è della Città metropolitana”. La VIA è stata fatta su un area con un raggio di 15 km, il Duomo ne dista 8 km e Novoli 5 km e infatti l’Asl 10 “ha riconosciuto il rischio dell’impianto e ha prescritto un piano di sorveglianza sanitaria per la popolazione che vive entro 3 km dall’impianto”. Oltre alle persone saranno monitorati anche i prodotti agricoli e gli animali d’allevamento, nei 5 km prossimi al Termovalorizzatore vi sono 420 allevamenti. Il Dott. Marco Paganini precisa anche che i livelli inquinanti nella zona dell’Osmannoro sono al limite consentito dalla legge ed i filtri predisposti nell’inceneritore raccolgono le Pm 10 ma non le microparticelle più nocive: le Pm 2.5 nelle quali si hanno più alte concentrazioni di diossine. Il protocollo di monitoraggio inquinanti trimestrale dell’Asl in convenzione con Citta Met, Arpat, Asl, Comune di Sesto Fiorentino, avrà come riferimento le patologie associate all’impianto, tumori e malformazioni fetali e sarà pagato da Q-Thermo, spiega ancora Battaglia. È possibile recedere “non ci sono penali ma spese progettuali, nel caso di Valdisieve, le spese sono state redistribuite con un costo di 2-4 euro in più sulla Tari” dei 68 comuni interessati, che a fronte dei costi per la realizzazione dell’impianto sono più bassi, per Case Passerini, il costo per la costruzione previsto è di 270 Milioni. Ma le alternative esistono e a quanto pare sono riconosciute anche da Papa Francesco che a inizio Aprile ha incontrato Paul Connet, Professore chimica e tossicologia alla St. Lawrence University, il quale ha è intervenuto ieri, ribadendo l’importanza della partecipazione dell’università nei processi di progettazione industriale in particolare per i materiali: imballaggi, confezioni, oggetti quotidiani usa e getta, questi sono l’unico grande ostacolo per un riciclo totale dei rifiuti, quella “frazione rimanente è un errore di disegno industriale e si può risolvere”. Un appello, del Prof. Connet, all’università e alle amministrazioni pubbliche perché collaborino per risolvere definitivamente il problema del riciclo e perché entrambe creino le condizioni per permettere agli studenti di avere le competenze per inserirsi realmente nel mercato del lavoro contemporaneo. Presente anche Rossano Ercolini Presidente Zero Waste Italia e vincitore del Goldman Environmental Prize 2013, il maggior riconoscimento mondiale sull’impegno ambientale e per la sostenibilità e Ok!Mugello ha colto l’occasione per intervistarlo. Che cos’è l’addizionale per la percentuale minima di differenziata? “La situazione sta in questi termini che sono espliciti e ben conosciuti dall’opinione pubblica forse non dai singoli cittadini che si trovano a pagare la TARI (tassa sui rifiuti). Firenze come i comuni del lato centrale, non arrivando al minimo percentuale di raccolta differenziata del 65% che secondo normativa italiana (152/06) doveva essere raggiunto nel 2012, devono pagare (…) un’addizionale cioè in fase di smaltimento non pagano il normale costo previsto ma sono caricati di una percentuale ulteriore. Ogni comune che non raggiunge il minimo dovrà pagare per ogni tonnellata messa a discarica, 18 euro in più. Firenze paga annualmente 2 milioni e 500 euro in più all’anno per la mancata efficienza nel raggiungimento degli obiettivi minimi. Per una famiglia di tre persone sono circa 18-15 euro l’anno. Anche nella previsione dell’inceneritore che vorrà circa 4 anni per la realizzazione edilizia e collaudo, significa che 10 milioni di euro “andranno in discarica”. Questi soldi si potrebbero investire in sistemi di porta a porta che darebbero 1 posto di lavoro ogni 1200 abitanti”. Quale il sistema di raccolta dei rifiuti? “Sistema toscano istituito negli anni ‘90, ci sono tre grandi discariche e sono Rosignano (Li), Peccioli, (Pi) e Podere Rota (Terranuova Bracciolini) con milioni di metri cubi in termini di spazio (…), in 1 milione mq ci va 1 tonnellata di rifiuti residui (più discariche minori). Avendo discariche così grosse abbiamo seppellito le buone pratiche. L’unica dotata di pretrattamento a norma di legge è Podere Rota, perché a Rosignano c’è un sistema di tritovagliatura (ma) per trattare la frazione biogenica (carta e organico) è necessario stabilizzare la parte organica perché sono quelle che producono percolati, metano ed effetto serra. Con l’ordinanza del Ministro Orlando si è recepito la normativa definitivamente, inviando alle regioni inadempienti, la minaccia di metterle sotto procedura penale”. La soluzione proposta da Zero Waste? “Generalizzare le raccolte porta a porta perché sono quelle che garantiscono la miglior qualità della frazione organica raccolta, passaggio decisivo per restituire la sostanza organica agli agricoltori per la qualità dei suoli. Isole ecologiche, piattaforme riciclo, valorizzando la purezza merceologica del riciclo aumentano le remunerazioni da parte dei consorzi di filiera perché le remunerazioni sono proporzionali alla purezza. Piattaforme per il recupero delle terre rare, alluminio, ferro, rame. Centri riparazione e riuso, uno studio di “Occhio del Riciclone” con il Ministero dell’Ambiente ha stimato 90 mila persone impiegate nell’indotto senza finanziamenti pubblico”. Tariffa puntuale, meno indifferenziato produci e meno paghi; Ridurre i rifiuti, ridurre l’usa e getta, incentivare autocompost familiare. Infine, 30 % del rifiuto più complicato va alle Fabbriche dei materiali, recupero plastiche di pregio e ferro con elettrocalamite. Rimangono le plastiche eterogenee, i Plasmix. C’è un accordo tra Piaggio e regione Toscana per realizzarvi le scocche delle vespe. – Dalle Plastiche Eterogenee vengono fuori – 13 manufatti (così) per 100 kg (30%) solo 9 kg andranno a smaltimento. Questi 9 kg non digeribili dal sistema circa 20 prodotti chiamati la “sporca dozzina” sono errori di progettazione e il coinvolgimento della responsabilità estesa del produttore per riprogettare il materiale”.

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