In via dei Georgofili nasce l’Albero della Pace

Opera d’arte per ricordare l’attentato del 27 maggio 1993.

Attualità
visibility9 - martedì 14 settembre 2021
di Redazione
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l'inaugurazione dell'opera
l'inaugurazione dell'opera © ufficio stampa

Un olivo in bronzo per ricordare la strage dei Georgofili e testimoniare la volontà di rinascita di allora ma anche di oggi. L’opera, un pezzo unico realizzato dal maestro Andrea Roggi, è stata svelata ieri durante la cerimonia a cui hanno partecipato il sindaco Dario Nardella, gli assessori alla cultura della memoria e alla toponomastica Alessandro Martini e alla cultura Tommaso Sacchi. Presenti anche il presidente dell’Accademia dei Georgofili Massimo Vincenzini, il presidente dell’Associazione Familiari delle Vittime della strage dei Georgofili Luigi Dainelli, il presidente del consiglio Luca Milani, oltre ovviamente all’artista e a Maria Oliva Scaramuzzi, figlia di Franco Scaramuzzi già presidente dell’Accademia dei Georgofili grazie al cui interessamento l’opera è stata realizzata per andare a sostituire la pianta di olivo sofferente per la collocazione non idonea.

L’Albero della Pace è una scultura di bronzo con base in travertino. L’opera, alta 4,40 metri, è stata realizzata con la tecnica della fusione a cera persa, fusione dinamica e patina a fuoco. Si tratta di un pezzo unico.
Dichiarazioni sindaco e assessori

“Questo gesto è molto bello – ha dichiarato il sindaco Nardellaanzitutto perchè è nato da chi vive e conosce questo luogo: Oliva Scaramuzzi e l’Accademia dei Georgofili, protagonista questa settimana al G20 dell’agricoltura. E perché trasforma quella una creatura vegetale come un olivo, in un’opera d’arte permanente che pone l’accento sull’importanza delle radici. Ricordare, avere memoria significa coltivare le proprie radici. Vuol dire proteggere e promuovere l’identità della nostra città senza dimenticare le prove difficili e dure che ha vissuto come l’attentato del 27 maggio del 1993”.
“Sono grato – ha aggiunto – all’Accademia dei Georgofili, al maestro Roggi, alla giunta comunale, e in particolare agli assessori Martini e Sacchi, per il lavoro che è stato fatto. È un’iniziativa molto bella quella di portare nelle nostre strade e piazze opere d’arte contemporanea, soprattutto se si tratta di artisti toscani”.

“Con questo gesto vogliamo dare perenne ricordo, come abbiamo fatto fino ad oggi ma ancora di più, ad un luogo e ad una tragedia - ha sottolineato l’assessore alle toponomastica e alla cultura della memoria Alessandro Martini abbiamo la grande responsabilità di rendere viva alle generazioni attuali, e future, una strada ed un luogo di memoria che ha da rimanere viva. Firenze è viva e guarda al futuro. Oggi la città è qui e noi vogliamo darle un futuro anche attraverso questi segni che sono di una qualità straordinaria, non solo dal punto di vista artistico, ma anche della motivazione e di ciò che rappresentano per ciascuno di noi”.

“Non è un caso che la pianta d’olivo non riuscisse a rimanere in salute – ha rilevato l’assessore Sacchi non capivamo come mai questo albero, così straordinariamente importante per questa via e per quello che rappresentava, non riuscisse a vivere. C’era bisogno di un’opera portatrice di pace che fermasse nel tempo l’olivo a memoria di quello che drammaticamente è stato. Un’opera che ha uno straordinario potere generativo, di riflessione e di pace”.

“L'idea ed il mio originale intento – ha detto Maria Oliva Scaramuzzi è stato quello di valorizzare e sottolineare il periodo di rinascita cominciato ventotto anni fa dopo il feroce attentato, con l'immediata ricostruzione dell'Accademia dei Georgofili, messa in atto e fortemente voluta da mio padre, il Professor Franco Scaramuzzi allora, e per ventotto anni, Presidente, forte della sua la consueta volontà di fare e di fare bene. Il luogo oggi rappresenta un costante punto di sosta e di riflessione da parte dei turisti di tutto il mondo e dei cittadini che vi si soffermano in silenzioso rispetto. Ritengo che, in un periodo di assoluto ritorno alla vita, come questo odierno, sia importante rinnovare l'energia e la passione che mio padre aveva messo nella ricostruzione, posizionando un'opera d'arte di importante valore e di grandissimo pregio, creata e donata dal Maestro Andrea Roggi alla città, all'Accademia dei Georgofili e, in questo senso, anche a mio padre e a ciò che ha voluto dimostrare, reagendo a quella terribile tragedia. Inoltre, il soggetto scelto, ossia l'olivo, pianta secolare mediterranea, rappresenta anche il legame radicale con la terra e con la natura di Franco Scaramuzzi, il quale ha studiato ed amato questo albero e, non a caso, mi ha chiamata Oliva. La forza vitale dell’olivo, infatti, si rivela necessaria e auspicabile per la rinascita di tutti noi con amore, coraggio, entusiasmo, cultura e legame profondo alla città di Firenze, cioè la nostra casa. Credo che tutto questo possa dimostrare e testimoniare un traguardo di un grande lavoro di squadra tra privato, pubblico, istituzioni e cultura”.

“L’angolo tra via Lambertesca e via dei Georgofili – ha ricordato Massimo Vincenzini presidente Accademia dei Georgofilifu tragicamente testimone di quella che, ventotto anni fa, fu definita la “vile barbarie”. Da allora, giorno dopo giorno, questo angolo del centro di Firenze è progressivamente divenuto un vero e proprio luogo della memoria, ove soffermarsi, con rispetto, in ricordo delle vittime della terribile esplosione e ove rinnovare l’impegno di condannare, senza alcuna esitazione, tutti gli atti di violenza, ovunque essi vengano commessi.
Il monumento del maestro Andrea Roggi, raffigurante un olivo con radici immerse nel nostro mondo e con un tronco costituito dai corpi umani di un uomo e di una donna, le cui braccia sono protese verso il cielo a generare la chioma della pianta, assume un valore altamente simbolico e trasmette un forte messaggio di speranza per un mondo privo di ogni forma di violenza e ricco di propositi e slanci positivi, come quello che ha animato il professor Franco Scaramuzzi, indimenticato presidente dell’Accademia, nella ricostruzione della sede accademica dopo la tragica bomba, assassina e devastatrice. In definitiva, l’Albero della Pace del maestro Roggi mi sembra assolutamente perfetto per promuovere in questo luogo la cultura della memoria”.


“Via dei Georgofili – ha commentato il maestro Roggi – è oggi conosciuta e ricordata per la terribile strage ivi perpetrata ventotto anni fa. Quelle stesse immagini di terrore e violenza, che hanno sconvolto la società di allora, riemergono più vivide che mai a causa dei recenti fatti occorsi in Afghanistan, quasi a volerci indicare che il progresso e lo scorrere del tempo non sono sufficienti per fermare gli atti di terrorismo. Credo fermamente che la reazione più saggia a certe sciagure, quali la violenza, l’integralismo e l’oppressione, sia la resistenza e l’esaltazione della libertà e dell’amore; quale maniera migliore dell’arte dunque? Attraverso le mie opere ho sempre cercato di trasmettere ideali universali di pace, amore e positività pertanto, oggi più che mai, la possibilità di collocare una delle mie sculture presso Via dei Georgofili ritengo che abbia una particolare valenza e mi auguro che coloro che andranno a soffermarsi in questo luogo lo ricordino, d’ora in poi, con un rinnovato senso di speranza per un futuro di pace. È per questo che ringrazio di vero cuore il Comune di Firenze, l’Accademia dei Georgofili, la dottoressa Scaramuzzi e tutte le persone che ne fanno parte per aver accettato il mio dono: per me è un onore”.

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