Uccide la compagna, era nato e vissuto al Forteto. 'Hanno vinto i mostri anche stavolta'

Cronaca
visibility247 - sabato 23 maggio 2020
di Redazione OK!Mugello
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Pistola © N.c.

Tragedia nella tragedia. L'onda lunga degli orrori del Forteto continua a mietere vittime. Francesco Borgheresi, 42 enne nato al Forteto, è il presunto omicida che ieri a Cuneo ha commesso un femminicidio uccidendo con quattro colpi di pistola in auto fuori dal supermercato Auchan di Cuneo una donna di 44 anni.

Francesco, attualmente militare di stanza a Pinerolo, conosceva la vittima da due anni ed era in auto con lei. E' stato lui a chiamare la polizia e ad avvisare che aveva con sé due pistole (regolarmente detenute, una delle quali sarebbe l'arma che ha sparato) e che non avrebbe opposto resistenza. Poi all'arrivo della polizia è apparso in stato confusionale.

La vittima è Mihaela Apostolides, nata a Bucarest e residente a Saluzzo. Sarebbe stata la compagna di Borgheresi.

Spetterà alla Procura fare luce sui dettagli e la dinamica di quanto accaduto. Intanto vogliamo però rilanciare parte del post di Debora Guillot (vittima del Forteto, impegnata anche nell'associazione delle vittime) che sottolinea come i 'fantasmi del Forteto' possano aver avuto un ruolo in tutto questo (secondo quanto si apprende la madre di Francesco, ex docente universitaria, è stata tra i fondatori del Forteto, e quella tra l'altro che avrebbe ideato il nome Forteto).

Rodolfo Fiesoli, il fondatore della cooperativa e della comunità, era un misogino. Le donne che vivevano lì dentro dovevano annullare ogni elemento della loro femminilità. Fiesoli durante i cosiddetti chiarimenti era solito chiamare le donne con il dispregiativo appellativo di 'troie'. Questo è quanto emerso dalle due commissioni d'inchiesta regionali e dal primo processo 'Forteto' che hanno cercato e stanno cercando di far luce sugli anni di attività della cooperativa guidata da Fiesoli e la sua 'cricca'.

Di seguito quanto scritto da Debora Guillot.

Francesco Borgheresi è nato dentro al Forteto, e nascere e crescere li dentro, Dio solo sa, se esiste, per un bambino cosa può significare in termine di violenza fisica, sessuale, mentale, privazioni, umiliazioni, lavaggi del cervello, dissociazioni, messaggi e modelli disfunzionali e malati, e cosa può lasciare nel corpo nella mente e nell'animo a posteriori per chi sopravvive a ciò, e significa che non si sia suicidato o non l abbiano suicidato o non sia rinchiuso in qualche struttura per cosiddetti malati mentali.

E poi aggiunge:

Questi sono i risultati,per quanto mi faccia male il cuore per questa ragazza da lui uccisa, non riesco a smettere di pensare al piccolo Francesco rinchiuso in quel girone dantesco senza fine di pedofili laidi perversi. E al Francesco grande col suo inferno interiore mai guarito mai compreso, che forse si è arruolato per un tentativo inconscio di cercare giustizia, un po come feci anche io.

Ecco invece il comunicato ufficiale dell'Associazione Vittime del Forteto:

Dolore, tragedia nella tragedia e ancora Dolore.

Francesco Borgheresi, autore del delitto di quella povera ragazza a Cuneo, è nato al Forteto nel 1978 da una socia fondatrice di quella che per 40 anni è stata considerata una comunità taumaturgica per minori e disabili. In ottemperanza al sacro dogma forfetiano del rifiuto della famiglia di origine non è stato cresciuto dalla madre ma affidato dal Fiesoli ad una madre “funzionale” Daniela Tardani. Quest’ultima è stata condannata nel recente processo ad anni 6 di reclusione in quanto accompagnava uno degli affidati in camera del Fiesoli per fargli “togliere la materialità”. Mai espressione fu più azzeccata di quella utilizzata dal PM Dr.ssa Galeotti per descrivere la vicenda del Forteto: un corto circuito istituzionale!!! Non basta il commissariamento, non basta istituire commissioni d’inchiesta regionali e parlamentari, non bastano le sentenze, i progetti assistenziali, i convegni, le scuse delle istituzioni, gli attestati alle vittime, non basta riconoscere di avere sbagliato. Quando si crea un corto circuito occorre ripararlo. Se si vuole evitare che accadano ancora fatti come quello di ieri il Forteto deve essere chiuso per sempre, cancellato il nome legato a quelle orrende nefandezze e le vittime devono essere assistite adeguatamente e risarcite. NON BASTANO LE SCUSE: CHIUDERE, ASSISTERE LE VITTIME E RISARCIRE IL DANNO PROVOCATO!!!

Associazione Vittime del Forteto

Hanno vinto i mostri anche questa volta

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