Oggi eroi, ieri vittime

Nadia Fondelli Il Pungiglione
visibility61 - OkFirenze - martedì 24 marzo 2020
Medici, gli eroi di oggi
Medici, gli eroi di oggi © marionbrun da Pixabay

Battimani dai balconi. Osanne solenni. Ridondanti iperbole descrittive. Gli eroi della guerra che stiamo combattendo sono loro.
Medici, infermieri, oss., operatori del 118, volontari dei mezzi di soccorso.
Eccoli i soldati in trincea e camice bianco di questa guerra dichiarata da un nemico microscopico, invisibile e terribilmente perfido chiamato Covid 19.

Eppure solo in questi due mesi del 2020, prima che la pandemia ci travolgesse, erano già tre quelli che avevano subito e denunciato un aggressione mentre svolgevano il loro lavoro.
In trincea quindi c'erano da ben prima dell'inizio di questa guerra, ma le loro richieste d'aiuto cadute nel vuoto, da anni.

Il disegno di legge del Ministro della Salute Giulia Grillo che chiedeva l'istituzione di un osservatorio ad hoc è del settembre del 2018. Nel frattempo è cambiato Governo, è cambiato Ministro della Salute ma quel ddl giace sempre polveroso in qualche cassetto in attesa di passare al vaglio del Parlamento.
Ma nello stesso momento l'Italia si spella le mani in applausi e battezza i sanitari salvatori della patria.

Erano i primi giorni di febbraio di questo 2020 quando le cronache dei giornali parlavano di aggressioni in corsia e riportavano numeri su episodi di violenza a danno di medici e infermieri imbarazzanti.
1200 casi denunciati (oltre 2000 se si aggiunge quelli non denunciati) di cui 456 nei Pronto Soccorso, 400 in corsia e 320 in ambulatorio.
Uno medico su tre ha subito violenza e a febbraio erano gia 3 gli episodi sfociati in aggressione fisica.
Da un indagine Anaao Assomed il 65% dichiara di essere stato vittima di aggressioni, ma la cifra s'impenna fino all'80% se ristringiamo il campo ai medici di Pronto Soccorso e 118.

Battimani dai balconi. Osanne solenni. Ridondanti iperbole descrittive.
Gli eroi della guerra che stiamo combattendo sono loro, quelli che solo per accedere al corso di laurea di uno dei 37 atenei italiani dov'è possibile conseguire la laurea in medicina e chirurgia devono passare attraverso le forche caudine di un test d'ammissione. In 59.000 ci hanno provato nel 2018 ma solo 9.600 hanno passato lo sbarramento, Praticamente 1 su 6.
Ma oggi c'è Covid 19 da combattere e forse qualcuno si morde le mani davanti a quell'imbuto troppo stretto fatto quasi ad arte per proteggere amici e baronie.
Servono medici e servono subito. Così sotto i colpi del nemico invisibile crollano le certezze pachidermiche dell'ottusa burocrazia italica e il vecchio sistema dell'abilitazione professionali da anni messo vanamente in discussione ma mai cancellato crolla tutto insieme.
In tempi di Covid 19 si diventa medici a tutti gli effetti dopo la laurea e il tirocinio pratico.
Quattromila sono i laureati che aspettavano di fare l'esame prima dell'emergenza e che ora puff, potranno immediatamente indossare il candido camice per andare in trincea di prima linea a combattere il nemico e rischiare la pelle.

Una sola riflessione amara in conclusione.
Andate pure sul balcone (improvvisamente tornato di moda) a spellarvi le mani in applausi meritatissimi. Proseguite con le osanne solenni doverose. Continuate nelle ridondanti iperbole descrittive.
Siate però almeno tragicomicamente coerenti e quando tutto sarà finito ricordate il dopo, ma anche il prima.







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