L'attualità del Collodi, a 130 anni dalla morte.

​A Firenze ancora qualche anno fa si sentiva dire “Vu sembrate Sussi e Biribissi!", un modo per intendere una coppia strana alla Stanlio e Ollio per capirsi.

Redazione C-ulturalmente
visibility111 - OkFirenze - lunedì 26 ottobre 2020
Pinocchio
Pinocchio © Pixabay

Direte, cosa c’entrano questi due personaggi con Carlo Lorenzini detto Collodi? C’entrano perché i due personaggio fiorentini furono inventati dal nipote, Paolo Lorenzini figlio del fratello Ippolito del creatore dell’universale Pinocchio.

Oggi cadono i 130 anni dalla morte del Collodi e tra circa un mese, il 24 novembre, la nascita avvenuta nel 1826 e noi lo vogliamo ricordare.Carlo Lorenzini era un giornalista nato a Firenze in via Taddea. Il padre e la madre erano, rispettivamente, cuoco e cameriera dei Conti Ginori ma la madre Angiolina veniva da Collodi, paese in provincia di Pistoia. Carlo era il primogenito di una famiglia che contava ben 10 figlie, fu grazie alla famiglia Ginori che potè studiare presso il Seminario di Colle Val D’Elsa.

Colle Val ‘Elsa (SI) si attribuisce, come altre località, la scelta del nome di Pinocchio. Pinocchio pare derivi da pinolo, ma Colle si attribuisce il nome perché vicino al Seminario collegio vescovile, esisteva una fonte detta la Fonte del Pinocchio. Anche San Miniato Basso (PI), che oggi si chiama Pinocchio, si attribuisce il nome perché c’era un rio con questo nome (o pidocchio) che attraversava il paese. Inoltre Carlo conosceva bene la zona visto che il padre cuoco, aveva abitato e lavorato per anni presso una famiglia della zona.

Da Colle Carlo passò agli Scolopi di Firenze per studiare filosofia ma smise per lavorare alla libreria Piatti sempre a Firenze. Era stimato Carlo, intellettuale curioso e attento ai sentimenti della società, ai fervori della sua epoca. Scrisse per riviste di musica, si occupò di teatro, poesia, romanzi cominciò a scrivere per l’Italia Musicale, giornale milanese di cui divenne ben presto una delle firme di maggior richiamo. Era un idealista, un patriota e con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruolò nel battaglione toscano a Curtatone e Montanara.

La Toscana del Granduca gli andava stretta e fondò uno dei maggiori giornali umoristico-politici dell'epoca: Il Lampione nel 1849, subito soppresso. Usava la chiave del giornalismo umoristico, della satira, allora di gran voga, per dire ciò che pensava della situazione politica, del clima effervescente di quell’Italia in formazione. Fu con la Lente che si firmò per la prima volta Collodi. Era il 1856. Dello stesso anno sono le sue prime opere importanti: Gli amici di casa e Un romanzo in vapore. Da Firenze a Livorno. Guida storico-umoristica.

L’animo patriottico lo portò ad arruolarsi nel 1859 per la Seconda guerra d’Indipendenza e poi continuò la sua attività di letterato, censore teatrale entrando a far parte della redazione di un dizionario di lingua parlata, il Novo vocabolario della lingua italiana secondo l'uso di Firenze.

L’incontro con i racconti per bambini avvenne solo nel 1875 quando l’editore Felice Paggi gli dette incarico di tradurre le favole dei fratelli Grimm. Fu lì che il Collodi capì che “poteva parlare” anche attraverso la morale delle fiabe.

Giannettino, Minuzzolo e infine, il 7 luglio 1881, uscirono Le Avventure di Pinocchio con il titolo di “Storia di Un burattino”.

Lo voglio chiamar Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina”. (Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, cap. III.)

Le Avventure di Pinocchio furono raccolte in un volume nel 1883. La sua vita non fu semplice nonostante tutto, il successo arrivò tardi e passo periodi di magra nonostante si parli ancora oggi di una sua affiliazione alla potente massoneria fiorentina che però, ricerche sui documenti smentiscono. Il Collodi è stato “fagocitato” dal suo personaggio più importante anche se scrisse tanto, partecipando alla vita fiorentina in modo attivo attraverso la sua penna. Tante le opere considerate “minori” ma che in realtà non lo sono se si sa leggere tra le righe. Come “I misteri di Firenze”, uscito nel 1857 presso la tipografia Fioretti e ristampato nel 1988 da Salani editore.

Il Collodi “lasciò” Firenze all’età di 64 anni morendo all’improvviso e oggi riposa nel Cimitero delle Porte Sante.

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