12 ottobre 1492. L'inizio del più grande genocidio della storia

La storia sbagliata raccontata da 500 anni.

Nadia Fondelli Il Pungiglione
visibility35 - OkFirenze - martedì 12 ottobre 2021
L'abbraccio simbolo fra Firenze e i Lakota
L'abbraccio simbolo fra Firenze e i Lakota © Facebook

Nel giorno in cui da questa parte dell'oceano Atlantico si ricorda il genovese Cristoforo Colombo che alla corte dei reali spagnoli in questo giorno del 1492 sbacando sulle isole Bahamas "scoprì l'America" proviamo a raccontarvi la vera storia, quella che da 500 anni viene negata.

E' chiaro a tutti che Cristoforo Colombo non scoprì un bel niente dato che quel continente lontano, separato dall'Europa (non a caso forse) da migliaia di chilometri di oceano era abitato da sempre. Colombo fu un marinaio coraggioso che si spinse dove nessuno aveva mai osato prima ma non per spirito di avventura sia chiaro.
Il viaggio verso una nuova rotta per le Indie serviva solo per procacciare preziose materie prime quindi per solo scopo commerciale come diremmo oggi.

Il 12 ottobre 1492 iniziò il più grande genocidio, etnocidio ed ecocidrio della storia dell'umanità, tutt'oggi in corso nell'indifferenza generale.
Motivo e lo ribadiremo all'infinito sempre e soltanto il profitto di pochi.

I nativi americani prima dello sbarco delle navi spagnole vivevano sereni e in pace. Oltre 500 erano le nazioni aborigene  del continente della "tartaruga", come noi chiamiamo l'America e per oltre 500 anni gli invasori (quelli che noi erroneamente chiamiamo scopritori dell'America) che si sono succeduti hanno perpetuato e perpetuano orrori senza fine.

I nativi le cui terre ancestrali precolombiane si estendevano dall'Alaska alla Terra del fuoco vivevano in pace proteggendo quella terra e quella natura che dava vita e sussiastenza finchè l'arroganza degli invasori europei ha alterato e corrotto natura e storia.
Gli uomini bianchi che hanno attraversato l'oceano dopo Colombo hanno sempre cercato di schiacciare anche cultura e spiritualità di oltre 80 milioni di persone nella convinzione di essere superiori.

Pietro Martire d’Anghiera che alla corte di Ferdinando ed Isabella di Castiglia narrò le gesta marinare e di esplorazione di Cristoforo Colombo spesso esaltandone i meriti fu anche il primo però a denunciare nella sua opera il “ De Orbe Novo” le terribili atrocità perpretate da Pinzon e dagli altri capitani al seguito del navigatore genovese.

Per dare alcuni numeri che ben rappresentano le proporzioni del genocidio ed etnocidio basta dire che a causa dei colonizzatori come diretta conseguenza delle guerre di conquista, delle malattie importate dall'Europa contro cui i nativi non avevano difese immunitarie e per il deliberato sterminio programmato solo nell'America del Nord morirono secondo le fonti in difetto 18 milioni di persone e secondo altre fonti fino a oltre 100 milioni in 500 anni!
Capitolo a parte ma non secondario meritano tutte le perdite anche in vite umane causate dalla perdita dell'ambiente primario e dall'imposizione di uno stile di vita malato.

Purtroppo però quello che continuiamo a ignorare nell'indifferenza generale, mentre ci spertichiamo invece a sbraitare su questioni stupide - tipo green pass sì o green pass no - è che tutt'oggi i Lakota subiscono le vessazioni e le sofferenze tipiche di un popolo sottomesso a quella che si crede essere una civiltà "superiore o più evoluta".

E' la celebrata America di oggi quella che da Kennedy a Biden passando per Reagan, Bush, Clinton e Obana non ha mai smesso di ignorare i nativi respingendoli in riserve o ai margini delle città americane in condizioni di indigenza e dipendenza di quelle piaghe portate dagli europei (alcool e droga).

I media e i mainstream Americani e internazionali non parlano mai degli effetti devastanti dovuti alla contaminazione ed all’inquinamento dell’aria, delle terre, dell’acqua nelle riserve indiane: dal South Dakota al New Mexico e all' Arizona. E non lo fa nemmeno la ragazzina svedese arrabbiata paladina dell'ambiente.
Sono questi i territori (che erano delle grandi pianure) sfruttati dalle grandi olding dall'agricoltura e degli allevamenti intensivi. E' qui che la terra viene distrutta pert sempre e vengono lasciati nel suolo cumuli di micidiali residui radioattivi simili a tante montagnole chiamate “tailings”, che inesorabilmente con un avvelenamento lento e inesorabile continuano ad uccide di cancro e leucemia il popolo dimenticato.

Nativi sterminati dalla “furia distruttiva” dell’uomo bianco con il mistificatorio assunto che queste etnie fossero “sottosviluppate, incivili” e come scriveva Engel "degne di solo sterminio perché non avevano né guardie, né prefetti, né giudici, né prigioni, non producevano niente. Non lavoravano, non avevano credo, né legge, né re, ne Dio”.
Questo solo perché i bianchi arrivarono con canoni ben precisi che volevano imporre a chi era diverso e per questo consideravano gli altri inferiori, incivili e barbari e quindi da dominare, annulare e sterminare.
Un olocausto dimenticato a cui s'ispiro Adolf Hitler per i suoi orrori. Eppure di quello che fece il capo naziosta tutti parlano (giustamente) chiedendo di perpetuarne la memoria, mentre di quello che è successo (e succede) da 500 anni ai nativi tutti tacciono.

Capitolo a parte merita l'ecocidrio parola oggi poco nota e forse meno trend di altre. Un ecocidrio ignorato (forse non lo ha ancora studiato a scuola) anche da Greta Tumberg che a quanto mi risulta non ha mai speso una parola sull'ecocidrio delle grandi pianure americane dove fino agli anni '70 del Novecento si combatterono le ultime lotte contro la sterilizzazione forzata delle donne, contro l’uso delle riserve per provare pesticidi ed armi, contro le ricerche minerarie per l’estrazione dell’uranio, che produce l’avvelenamento delle sorgenti d’acqua che poi fluiscono nei fiumi e torrenti che attraversano le riserve.

Danni eterni di cui ancora oggi, come abbiamo sottolineato prima i nativi pagano la conseguenza con un avvelenamento lento e inesorabile.
L'olocausto che giorno dopo giorno cerca di cancellare i Nativi insieme all'esproprio delle terre ricche di uranio, di gas e di carbone fatto a colpi di torture fisiche e psicologiche che avvengono in prigioni di cui niente si racconta per la carcerazione illegittima dei leaders Nativi.

Sono orgogliosa di essere fiorentina città che ha firmato un trattato di amiciziia con i Lakota. Una città che alla vigilia dell'infausto anniversario del 12 ottobre 1492 decide di stare dalla parte giusta della storia e accoglie una delegazione ufficiale dei nativi per rinnovare il protocollo di amicizia.
Un’occasione straordinaria culminata domenica scorsa in un evento senza precedenti per le vie della città dove si è celebrata la Giornata della memoria con una marcia a piedi e a cavallo per commemorare le vittime dello sterminio degli indiani nativi americani.
Un gesto che rompe definitivamente il tabù di una storia americana raccontata a senso unico.
Una storia falsa, diversa da quella raccontata dall’Occidente da oltre 500 anni è quella che ha invece voluto siglare Firenze non a caso culla della cultura, dell'arte e del Rinascimento.

Un segnale forte e chiaro per tutti. Firenze sta dalla parte gusta della storia.
E quest'abbraccio che si è celebrato in piazza della Signoria davanti a Palazzo Vecchio fra la vicesindaca di Firenze in fascia tricolore e il rappresentante del popolo Lakota dice tutto nella straordinarietà di una forza emozionale da tramandare.
Io sto con gli Indiani.

 

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