L’allarme arriva con numeri precisi e difficili da ignorare: nell’arco di dodici mesi, l’artigianato in Toscana ha perso 1.248 imprese e 7.919 lavoratori. A lanciare il grido d’allerta è CNA Toscana — la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, sezione regionale — che il 13 ottobre 2026 ha reso pubblici i dati elaborati sulla base delle rilevazioni dell’INPS, descrivendo una crisi strutturale che colpisce uno dei settori produttivi più identitari della regione.
I numeri INPS dietro l’allarme di CNA Toscana
I dati alla base dell’allarme provengono dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, che monitora le posizioni contributive delle imprese artigiane e dei loro addetti. Secondo queste rilevazioni, in un solo anno la Toscana ha visto scomparire 1.248 aziende artigiane e con esse 7.919 posti di lavoro. Si tratta di una perdita che, tradotta in termini concreti, significa laboratori chiusi, maestranze disperse, filiere produttive interrotte.
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La cifra degli occupati persi — quasi 8.000 persone — rappresenta un dato particolarmente significativo: ogni impresa artigiana che chiude non cancella soltanto una partita IVA, ma smantella un tessuto di competenze spesso trasmesse nel tempo e difficilmente recuperabili nel breve periodo. Per l’artigianato toscano, settore che storicamente costituisce una componente fondamentale dell’economia regionale, si tratta di una contrazione che CNA Toscana definisce senza mezzi termini un crollo.
Un settore che riguarda da vicino anche Firenze e la sua area metropolitana
Il fenomeno non è geograficamente neutro. L’area metropolitana di Firenze ospita una quota rilevante delle imprese artigiane toscane, distribuite tra il capoluogo e i comuni dell’hinterland: da Scandicci a Sesto Fiorentino, da Campi Bisenzio a Bagno a Ripoli, passando per i quartieri produttivi della città come Novoli, Rifredi e l’area di Gavinana. La contrazione dell’artigianato in Toscana si riflette quindi direttamente sulla capacità occupazionale e sul tessuto economico di Firenze.
Officine meccaniche, laboratori di restauro, sartorie, falegnamerie, imprese edili specializzate: sono queste le realtà che compongono il profilo dell’artigianato locale e che, secondo i dati INPS elaborati da CNA Toscana, stanno subendo una pressione crescente. La perdita di quasi 8.000 addetti in un anno non riguarda soltanto statistiche regionali: si traduce in redditi che scompaiono, famiglie che cambiano abitudini di spesa, quartieri che perdono attività di prossimità.
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CNA Toscana chiede risposte istituzionali
L’associazione ha reso pubblico l’allarme chiedendo un confronto con le istituzioni regionali e locali. La denuncia di CNA Toscana punta a portare il tema della crisi dell’artigianato toscano al centro dell’agenda politica, sottolineando come i dati INPS non lascino spazio a interpretazioni ottimistiche: 1.248 imprese in meno in dodici mesi è una perdita netta, non compensata da nuove aperture.
Il settore artigianale è storicamente uno degli ammortizzatori sociali più efficaci dell’economia toscana, capace di assorbire forza lavoro anche in fasi di rallentamento industriale. Un suo indebolimento strutturale rischia di avere effetti a cascata su comparti contigui, dalla subfornitura alla distribuzione, fino ai servizi alle imprese. Per questo l’associazione insiste sulla necessità di misure concrete e di un dialogo continuativo con Regione Toscana, Città Metropolitana e Comuni.
I numeri certificati dall’INPS e resi pubblici da CNA Toscana il 13 ottobre 2026 fotografano una situazione che non può essere trattata come fisiologica rotazione del mercato: quasi 8.000 lavoratori e oltre 1.200 aziende perse in un anno segnalano una tendenza che, se non invertita, rischia di ridisegnare in modo permanente il profilo produttivo della regione e delle sue città.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






