Il disagio delle nuove generazioni, le manifestazioni di protesta e le misure adottate dal governo in materia di sicurezza sono al centro di un articolo pubblicato da Il Bolscevico, organo del Partito marxista-leninista italiano (PMLI), nel numero 39 del 2026. Il testo analizza le mobilitazioni giovanili e i disordini verificatisi a Milano il 17 ottobre, contestando l’approccio repressivo delle istituzioni e sostenendo la necessità di affrontare le cause economiche e sociali del malessere.
L’articolo critica le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in merito al nuovo decreto Sicurezza, accusando l’esecutivo di concentrare l’attenzione sulle manifestazioni violente senza affrontare adeguatamente le difficoltà vissute da giovani e giovanissimi. Tra i problemi evidenziati figurano la precarietà lavorativa, i salari insufficienti, il costo degli affitti, le difficoltà della scuola pubblica, il razzismo, l’emarginazione sociale e le disuguaglianze economiche.
Particolare attenzione viene dedicata agli episodi avvenuti a Milano e alle misure legislative annunciate dal governo, tra cui il nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e le disposizioni relative ai minori. Il PMLI esprime inoltre solidarietà a Youssuf Siher, citato nel testo in relazione ai procedimenti giudiziari successivi ai disordini, contestando quella che considera una risposta eccessivamente repressiva alle mobilitazioni.
L’analisi critica anche le reazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di esponenti delle forze politiche di opposizione, accusati dall’autore di privilegiare la condanna delle violenze e la solidarietà alle forze dell’ordine rispetto all’approfondimento delle ragioni della protesta. Vengono inoltre richiamate le posizioni di giornalisti, intellettuali, operatori sociali e giuristi che hanno evidenziato la necessità di comprendere le origini del disagio giovanile e di valutare le conseguenze delle politiche punitive.
Secondo l’impostazione ideologica dell’articolo, gli episodi di protesta non possono essere interpretati esclusivamente come manifestazioni di criminalità individuale, ma devono essere ricondotti alle condizioni economiche, sociali e culturali in cui vivono molti giovani. Il testo richiama, tra le altre questioni, la crisi abitativa, il lavoro precario, le difficoltà di accesso all’istruzione, la speculazione edilizia e le preoccupazioni legate ai conflitti internazionali e alla crisi climatica.
La parte conclusiva individua nella mancanza di una strategia politica condivisa il principale limite delle mobilitazioni giovanili. Il PMLI sostiene che le proteste dovrebbero collegarsi alle rivendicazioni della classe operaia e sviluppare un progetto di trasformazione radicale della società. In questa prospettiva, il socialismo viene indicato come alternativa al capitalismo e come obiettivo politico verso cui orientare l’organizzazione e la partecipazione delle nuove generazioni.
L’articolo si configura quindi come un intervento politico apertamente marxista-leninista, che interpreta il conflitto sociale attraverso la contrapposizione tra classi e critica le politiche di sicurezza del governo. La tesi centrale è che il disagio giovanile richieda risposte che vadano oltre l’ordine pubblico, affrontando le condizioni materiali di vita e le prospettive future delle nuove generazioni.






