Firenze

Kids Act, Psicologi Toscani: il limite d’età non basta per tutelare i minori

La responsabilità riguarda quindi anche gli adulti. Famiglie, scuola e servizi territoriali sono chiamati a condividere strumenti e linguaggi...

Ordine Psicologi Toscana

Firenze, 17 settembre 2026 – L’approvazione delle nuove norme europee sull’accesso dei minori ai social network riapre il confronto sulle modalità più efficaci per proteggere bambini e adolescenti dai rischi legati all’utilizzo degli ambienti digitali. Secondo Andrea Piazzoli, referente del gruppo di lavoro Psicologia Digitale dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, il cosiddetto EU Kids Act rappresenta un passo importante, ma il limite di età non può essere considerato l’unico strumento di tutela.

Le nuove disposizioni prevedono il divieto di accesso ai social per i minori di 13 anni, forme di supervisione da parte dei genitori tra i 13 e i 15 anni e la possibilità di utilizzare account autonomi a partire dai 15 anni. L’impostazione, secondo Piazzoli, tiene conto del fatto che bambini e adolescenti si trovano ancora in una fase di sviluppo, durante la quale maturano capacità cognitive e critiche necessarie anche per affrontare consapevolmente il mondo digitale.

L’attenzione, tuttavia, non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sul numero di ore trascorse davanti allo smartphone. Tra i segnali che possono indicare un rapporto problematico con la tecnologia vengono indicati l’aumento progressivo del tempo dedicato al dispositivo, la forte frustrazione quando viene sottratto, l’abbandono di hobby e attività precedentemente praticate, la riduzione delle relazioni sociali in presenza e la crescente preferenza per il telefono rispetto agli amici o ad altre esperienze.

Anche ciò che avviene all’interno delle piattaforme può avere un ruolo significativo. Il confronto continuo con gli altri, la ricerca di approvazione, l’esposizione a contenuti inappropriati, le dinamiche di esclusione e il cyberbullismo possono incidere sulla percezione di sé e sulla costruzione delle relazioni durante l’adolescenza. Per questo, secondo l’Ordine degli Psicologi della Toscana, diventa importante riconoscere tempestivamente eventuali cambiamenti comportamentali, soprattutto quando diversi segnali si presentano contemporaneamente.

La Toscana ha già avviato attività sul fronte della prevenzione, ma resta la necessità di rafforzare gli interventi nelle scuole, dalle elementari alle superiori, e di migliorare la capacità di individuare precocemente le situazioni di maggiore difficoltà. L’obiettivo indicato da Piazzoli non dovrebbe essere soltanto vietare, ma accompagnare i giovani verso un utilizzo più consapevole degli strumenti digitali, che continueranno a far parte della loro vita.

La responsabilità riguarda quindi anche gli adulti. Famiglie, scuola e servizi territoriali sono chiamati a condividere strumenti e linguaggi per distinguere un normale rapporto con la tecnologia da comportamenti che possono indicare una difficoltà. In questo percorso, gli psicologi possono contribuire alla valutazione delle situazioni e, quando necessario, all’orientamento verso interventi specifici. Un confronto professionale richiesto già ai primi dubbi viene indicato come una possibile forma di prevenzione, utile a evitare che una situazione problematica diventi più difficile da gestire.

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