Firenze

Perché a Firenze lo stesso indirizzo può trovarsi in due posti diversi: la storia dei numeri rossi

Due ingressi su strada a Firenze con civico 28 su targa blu e civico rosso 28r accanto a una vetrina

A Firenze il civico “28” e il “28r” possono indicare ingressi diversi: qui una targa blu e un numero rosso sulla stessa facciata.

Così, nella stessa strada, un indirizzo come 10 e 10r può indicare due accessi diversi. A volte vicini. Altre volte lontani anche centinaia di metri. Una regola tutta cittadina, che molti scoprono solo davanti a una vetrina chiusa, telefono in mano, con il sospetto di essere finiti nel posto sbagliato.

Nel centro e nei quartieri di Firenze convivono due numerazioni. I civici neri — che sulle targhe spesso sembrano blu scuro — indicano di solito gli ingressi delle abitazioni. I civici rossi, quasi sempre accompagnati dalla lettera “r”, segnalano invece negozi, laboratori, autorimesse e altri accessi non residenziali.

Non è un vezzo grafico, né una scelta estetica: sono due serie parallele, cresciute nella stessa via ma con percorsi separati. Il 10 nero può essere un portone; il 10r, invece, può trovarsi più avanti, magari dopo un incrocio o dall’altra parte della strada. Chi vive a Firenze lo sa e lo scrive quasi senza pensarci. Chi arriva da fuori, spesso, se ne accorge quando ormai l’indirizzo non torna.

Dai soprannomi delle strade alla riforma napoleonica dei numeri

Prima dei numeri civici, a Firenze ci si orientava in altro modo: il nome di una famiglia, una bottega conosciuta, un’osteria, un vicolo, un “chiasso”. La città si leggeva più con la memoria che con le targhe.

Portone e vetrina in una strada di Firenze con targhe civiche “10” blu e “10r” rossa sul muro
Due targhe civiche affiancate, “10” e “10r”, mostrano la doppia numerazione fiorentina tra abitazioni e attività commerciali.

La svolta arrivò nel 1809, durante il periodo francese: ogni strada ricevette un nome e abitazioni, palazzi pubblici e attività furono identificati con un numero progressivo, su targhe uniformi. In quella prima fase, secondo le ricostruzioni storiche locali, furono assegnati 8.028 numeri, senza interruzioni, da un capo all’altro della città.

Il sistema restò anche dopo il ritorno dei Lorena, nel 1814. Segno che funzionava e che aveva ormai cambiato il modo di muoversi nello spazio urbano. Con l’allargamento ottocentesco della città e la nascita dei nuovi quartieri, però, si passò alla numerazione strada per strada: i dispari sul lato sinistro, i pari sul destro.

Il punto di riferimento diventò l’Arno. Nelle vie parallele al fiume i numeri seguono la corrente, da monte verso valle. In quelle perpendicolari, invece, i numeri più bassi stanno vicino al fiume e crescono via via che ci si allontana.

Gli anni Trenta e la nascita dei civici rossi per negozi e autorimesse

I civici rossi arrivarono più tardi, negli anni Trenta, per separare in modo chiaro gli ingressi delle abitazioni da quelli delle attività economiche. Alcune fonti locali indicano il 1938 come anno di riferimento. L’idea era pratica: rendere subito riconoscibili negozi, fondi commerciali e autorimesse, senza confonderli con le case.

Sulla carta, un sistema ordinato. Nella vita di tutti i giorni, però, la doppia numerazione cominciò presto a creare equivoci, soprattutto nelle strade lunghe e nei quartieri cresciuti fuori dal centro.

La distinzione rimase in uso per circa vent’anni. Già prima del 1960, secondo le ricostruzioni citate da fonti cittadine, Firenze tornò ad assegnare solo numeri neri. I numeri rossi già esistenti, però, non furono cancellati. E sono ancora lì. Secondo i dati del Comune di Firenze, in città se ne contano circa 23.000, su un totale di circa 110.000 numeri civici.

Una particolarità rara in Italia, condivisa con Genova e, secondo alcune fonti, anche con Savona. Per i fiorentini è quasi un riflesso automatico. Per chi deve trovare un negozio in fretta, molto meno.

Mappe digitali, consegne e soccorsi: perché la “r” resta decisiva

Oggi il problema non è solo leggere bene una targa. È farla leggere correttamente anche alle mappe digitali. Nel centro storico, dove le vie sono corte e gli ingressi molto vicini, la differenza tra un numero nero e lo stesso numero rosso può essere questione di pochi passi.

In strade più lunghe, come via Faentina, via Pistoiese o via Pisana, l’errore può pesare molto di più. Il Comune ha segnalato negli anni le difficoltà per chi fa consegne, per i tecnici, per i visitatori e anche per i mezzi di soccorso, quando il civico rosso non viene localizzato con precisione.

Una testata di quartiere ha raccontato il caso di via Pisana 315r, a Ponte a Greve: inserendo l’indirizzo su Google Maps, il punto indicato risultava circa due chilometri prima, in zona Legnaia. Una distanza enorme per chi deve consegnare un pacco. Figuriamoci per un intervento urgente. Per questo, nel 2021, il Comune di Firenze ha chiesto alle aziende che gestiscono mappe e navigatori di usare gli open data comunali, dove ogni civico è associato anche al colore corretto.

Cancellare tutti i civici rossi in un colpo solo, ha spiegato la Commissione toponomastica, vorrebbe dire rifare l’intera numerazione cittadina, con effetti su documenti, archivi, insegne, utenze e attività economiche. Si va quindi avanti per gradi: i numeri rossi restano finché il proprietario non chiede il passaggio al nero.

Nel frattempo, la regola per non sbagliare è semplice, ma fondamentale: quando si scrive o si cerca un indirizzo fiorentino, la “r” va sempre indicata. E se il telefono porta troppo lontano, meglio alzare gli occhi dalle mappe e controllare le targhe sulla strada.

Change privacy settings
×