Firenze

Vergarnolla, 80 anni dopo il ricordo della strage e la richiesta di una piena memoria storica

Il richiamo alla memoria riguarda innanzitutto le vittime, ma anche il contesto nel quale la tragedia si verificò. Per Giannelli, ricordare Vergarolla...

Giampaolo Giannelli

A ottant’anni dalla tragedia di Vergarolla, Giampaolo Giannelli, coordinatore per la Toscana dell’Unione degli Istriani, richiama l’attenzione su uno degli episodi più drammatici della storia degli italiani dell’Istria e denuncia quello che considera un lungo e ingiustificato oblio.

Il 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, l’esplosione di un deposito di residuati bellici provocò una strage durante una manifestazione sportiva alla quale partecipavano numerosi cittadini, tra cui molti giovani e famiglie. La deflagrazione causò oltre un centinaio di vittime, mentre le persone ufficialmente identificate furono 64. La gravità della tragedia apparve immediatamente evidente e numerosi feriti furono trasportati all’ospedale cittadino.

Tra coloro che si trovarono a prestare soccorso vi fu il chirurgo Geppino Micheletti, impegnato per due giorni consecutivi nelle operazioni sui sopravvissuti. Durante quelle ore, Micheletti continuò a lavorare nonostante avesse appreso che tra le vittime vi erano anche i suoi due figli. La sua figura è rimasta associata alla tragedia come esempio di dedizione professionale e umana in una delle giornate più drammatiche vissute dalla comunità di Pola.

Secondo Giannelli, l’esplosione non rappresentò soltanto una tragedia per le vittime e le loro famiglie, ma segnò anche una fase decisiva nella storia della comunità italiana di Pola. L’attentato si inserì infatti in un periodo caratterizzato da fortissime tensioni politiche e territoriali, nel quale l’area istriana era interessata dal confronto tra Italia e Jugoslavia.

Le indagini condotte dal comando militare britannico stabilirono che l’esplosione era stata provocata volontariamente, senza tuttavia arrivare a individuare con certezza i responsabili. Proprio l’assenza di una completa attribuzione delle responsabilità ha contribuito, secondo il rappresentante dell’Unione degli Istriani, a mantenere la vicenda in una condizione di sostanziale impunità.

Giannelli collega inoltre la strage al successivo esodo degli italiani da Pola, sostenendo che dopo Vergarolla prese forma una fase ancora più intensa dell’abbandono della città da parte della popolazione italiana. In questo quadro, la memoria della strage viene considerata parte integrante della storia dell’esodo istriano e delle vicende che interessarono le comunità italiane dell’Adriatico orientale nel secondo dopoguerra.

Nel suo intervento, il coordinatore toscano dell’Unione degli Istriani sottolinea anche la scarsa conoscenza dell’episodio, a suo giudizio particolarmente evidente in Toscana. La ricorrenza degli ottant’anni viene quindi indicata come un’occasione per riportare Vergarolla al centro dell’attenzione pubblica e per promuovere una maggiore consapevolezza storica.

Il richiamo alla memoria riguarda innanzitutto le vittime, ma anche il contesto nel quale la tragedia si verificò. Per Giannelli, ricordare Vergarolla significa restituire dignità storica alle persone uccise e impedire che una strage di tali dimensioni venga relegata ai margini della memoria nazionale.

A ottant’anni dall’esplosione, la richiesta è quindi quella di mantenere aperta la riflessione storica sulla vicenda, attraverso la conoscenza dei fatti, la conservazione delle testimonianze e il ricordo delle vittime. L’obiettivo indicato dall’Unione degli Istriani è superare il silenzio che, secondo l’organizzazione, ha accompagnato per decenni la strage e inserirla pienamente nella memoria collettiva della storia italiana del Novecento.

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