La conclusione dell’incarico di Marco Carrai alla presidenza della Fondazione Meyer ha suscitato una presa di posizione da parte degli attivisti che negli ultimi anni hanno contestato il suo ruolo e i rapporti con Israele. Il gruppo accoglie positivamente la decisione del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani di non rinnovare il mandato, considerandola un risultato delle mobilitazioni promosse nel corso degli ultimi tre anni.
Nel comunicato, gli attivisti ricordano le iniziative organizzate negli ospedali, nelle scuole e nelle piazze toscane e le firme raccolte per chiedere la sostituzione di Carrai. La contestazione è legata in particolare al suo incarico di console onorario di Israele e alla posizione assunta dal gruppo rispetto alla guerra a Gaza. Secondo gli attivisti, la presidenza di una fondazione legata a un ospedale pediatrico dovrebbe essere rappresentata da figure ritenute coerenti con i valori della cura e della tutela della vita.
La presa di posizione critica anche le dichiarazioni rese da Carrai in occasione della conferenza stampa relativa alla conclusione del mandato. Gli attivisti sostengono che il loro bersaglio non sia la persona, ma il ruolo istituzionale collegato alla rappresentanza dello Stato di Israele. Nel comunicato vengono inoltre richiamate le vicende giudiziarie e amministrative che hanno coinvolto alcuni manifestanti, tra perquisizioni, sequestri di dispositivi elettronici e provvedimenti di allontanamento da Firenze. Gli autori del documento contestano tali provvedimenti e li considerano sproporzionati.
Il gruppo considera tuttavia la fine dell’incarico di Carrai soltanto un primo risultato e annuncia l’intenzione di proseguire la mobilitazione. L’obiettivo dichiarato è intervenire anche sui rapporti economici e politici che, secondo gli attivisti, collegherebbero il territorio toscano a interessi israeliani.
A sostegno della propria posizione, il comunicato cita alcuni progetti di impianti agrivoltaici previsti in Valdera e nella provincia di Grosseto e riconducibili, secondo quanto affermato dagli stessi attivisti, a un’azienda controllata dalla società israeliana Shikun & Binui Ltd. Il gruppo richiama inoltre presunti rapporti della società con attività economiche nei territori occupati e con la realizzazione di infrastrutture nella regione.
Le accuse e le valutazioni contenute nel documento rappresentano la posizione degli attivisti e vengono utilizzate per sostenere la necessità di una mobilitazione più ampia. La conclusione del comunicato ribadisce quindi l’intenzione di proseguire la campagna contro quelli che vengono definiti i legami economici e politici con Israele presenti sul territorio regionale, indicando la vicenda della Fondazione Meyer come uno dei passaggi di una contestazione destinata, secondo gli autori, a continuare.






