Firenze

Suicidio all’Albergo Popolare: Fuori Binario chiede chiarezza sul sistema d’accoglienza cittadino

La vicenda di Stefano Maffei riapre il dibattito sulla destinazione degli immobili pubblici e sulle alternative al carcere per i soggetti fragili.

Maffei

Il 3 febbraio scorso Stefano Maffei, attivista del Movimento di lotta per la casa e volontario della rivista Fuori Binario, si è tolto la vita nella sua stanza dell’Albergo Popolare di Firenze. L’uomo era in attesa di un’udienza per l’esecuzione di una residua pena detentiva e, secondo quanto riferito dai responsabili del giornale di strada, viveva con forte angoscia la prospettiva dell’ingresso nella struttura carceraria di Sollicciano.

Nonostante la ridotta entità della pena e la valutazione di non pericolosità sociale espressa dai servizi preposti, per Maffei non è stato possibile ottenere la misura dei domiciliari presso l’alloggio dell’Albergo Popolare in cui risiedeva. Le verifiche condotte dai servizi sociali del Tribunale e del Comune di Firenze non hanno portato all’individuazione di strutture alternative o di alloggi pubblici disponibili per l’espiazione della pena sul territorio cittadino.

La redazione di Fuori Binario ha sollevato formalmente la questione alle istituzioni locali, chiedendo chiarimenti sui criteri normativi che hanno impedito la concessione dei domiciliari all’interno del presidio di accoglienza e ponendo l’accento sulla gestione del patrimonio immobiliare dell’Azienda pubblica di servizi alla persona Montedomini.

La vicenda si inserisce nel dibattito relativo all’impiego delle risorse e del patrimonio abitativo pubblico per l’assistenza alle persone in condizioni di fragilità economica e sociale, tema richiamato di recente anche dall’arcivescovo Gherardo Gambelli durante le celebrazioni per il patrono cittadino.

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