Quando gli spettatori escono dalla sala ed invece di andarsene si fermano in biglietteria per acquistare il biglietto per lo spettacolo di sabato, è indiscutibile che quello che hanno appena visto gli sia entrato nel cuore, ed è successo ieri sera al Teatro di Rifredi dove lo straordinario Tindaro Granata presentava il primo dei due spettacoli in cartellone “Antropolaroid”.
È proprio lui, ad accogliere gli spettatori in sala (e già questo la dice lunga sul rapporto che ha con il suo pubblico) abbraccia, parla, scherza con una platea stracolma prima di salire sul palco e dare il via il suo spettacolo di debutto (oltre 400 repliche) Premio della giuria popolare della “Borsa Teatrale Anna Pancirolli”., Premio “ANCT” dell’Associazione Nazionale dei Critici nel 2011., Premio Fersen in qualità di “Attore Creativo” nel 2012., Premio “Mariangela Melato” – Prima Edizione – Attore Emergente.
C’è la sua famiglia, i bisnonni, i nonni dei quali racconta gli episodi più salienti della vita familiare, dai primi del ‘900 fino ai giorni nostri, rielaborando in chiave originalissima il teatro dei ‘Cunti’ della Sicilia.
Pantalone nero ed un cardigan bicolore che si trasforma di volta in volta in “U sciallu “(o u scialluni) della bisnonna che sputa sulla tomba del marito che l’ha lasciata vedova poco più che trentenne, in scollatura della madre adottiva, e nel maglione dello zio, del padre, del nonno, nel maglioncino di lui bambino.
Tindaro Granata è eccezionale, passa da un personaggio all’altro con una disinvoltura disarmante, da “premio speciale” l’attraversamento del palco partendo da un lato bambino fino ad arrivare dall’altro lato da grande con voce ed atteggiamento trasformati. (spero di essere stato chiaro)
Anche in questo spettacolo Tindaro non rinuncia alla voce dei suoi sogni ed utilizza la bellissima “Magnificat” (dall’album Dalla terra) di Mina nella scena chiave incentrata su Tano Badalamenti, l’omertà e la mafia. La musica altissima utilizzata come espediente per coprire le parole di Granata mentre racconta episodi di mafia altrimenti indicibili a causa di un patto segreto.
Il pubblico ipnotizzato segue i “Cunti” di Francesco Granata che si impicca, della moglie incinta (la vedova che sputa) del figlio Tindaro Granata (non lui) di Maria Casella che si innamora di lui evitando di sposare l’ufficiale tedesco che ha sempre un lavoro perché la guerra c’è sempre, Teodoro che emigra in svizzera e quando torna si sposa Antonietta Lembo e con l’aiuto del signor Badalamenti apre una falegnameria e poi arriva la storia di Lui, Tindaro Granata che vuole fare l’attore ma si imbarca per due anni su nave dove incontra il nipote del boss del suo paese di origine.
Racconta del provino al quale partecipa al posto di un amico e della tournée con Massimo Ranieri, dell’incidente, dello stop al teatro e del ritorno in Sicilia dove tutti si aspettavano sarebbe rimasto. Ma il suo sogno era altro, quindi racconta del suo ritorno a Roma, dove per mantenersi doveva fare il cameriere e della volta che tra i clienti c’erano alcuni attori dello spettacolo con Ranieri che lo snobbarono perché era cameriere.
Quella sera lui , tra i tavoli indossava un paio di pantaloni neri ed un cardigan bicolore, gli stessi che ha indossato per tutto questo spettacolo bellissimo che ha divertito e commosso tutti al punto di fare la corsa per i biglietti di “Vorrei una voce” lo spettacolo nato dall’incontro con le detenute di alta sicurezza della Casa Circondariale di Messina, dove tra lustrini e le canzoni di Mina Live 78 racconta le vite di donne segnate dal destino di essere madri, sorelle, mogli di personaggi dediti alla delinquenza, che andrà in scena sempre al teatro di Rifredi Sabato 7 Novembre .







