La decisione della Regione Toscana di autorizzare il prelievo venatorio dell’Ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) solleva forti perplessità da parte delle organizzazioni impegnate nella tutela della fauna selvatica. La specie, non originaria della fauna italiana e considerata alloctona, è presente da alcuni anni nelle zone umide del territorio regionale. La misura prevede la possibilità di abbatterla durante l’intera stagione venatoria, senza limiti di carniere e da parte dei cacciatori residenti in Toscana.
Secondo il WWF e il Waldrapp Team, ente responsabile del progetto internazionale di reintroduzione dell’Ibis eremita (Geronticus eremita), una simile modalità di gestione potrebbe determinare conseguenze anche su altre specie protette. In particolare, viene evidenziato il rischio di abbattimenti accidentali dell’Ibis eremita, specie originaria della fauna europea e scomparsa in passato da gran parte del proprio areale. Il ritorno di questi uccelli nei cieli italiani è stato reso possibile da un articolato progetto internazionale di conservazione, attivo da diversi anni.
Il problema degli errori di identificazione sarebbe particolarmente rilevante in condizioni di scarsa visibilità, come quelle che caratterizzano le ore dell’alba e del tramonto. A ciò si aggiungerebbe il disturbo prodotto dall’attività venatoria negli ambienti frequentati dall’Ibis sacro e da numerose altre specie protette, tra cui aironi, anatidi, rallidi e caradriformi.
Anche l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), secondo quanto riportato nel documento, avrebbe espresso perplessità sull’approccio basato su un prelievo venatorio generalizzato. L’Istituto sottolinea infatti che il controllo delle specie aliene dovrebbe essere affidato a personale adeguatamente formato e inserito all’interno di specifici piani di gestione. Secondo il parere citato, un’attività venatoria diffusa potrebbe inoltre provocare la dispersione degli esemplari di Ibis sacro, favorendone gli spostamenti verso nuove aree e rendendo più complesso il contenimento della specie.
Il documento richiama anche precedenti esperienze condotte in Francia, dove campagne di abbattimento intensivo avrebbero favorito lo spostamento degli ibis sacri verso siti precedentemente non occupati, con il rischio di ampliare l’area di colonizzazione invece di limitarla.
Alla luce di queste considerazioni, il WWF e il Waldrapp Team chiedono alla Regione Toscana di sospendere il prelievo e di riconsiderare le modalità di gestione dell’Ibis sacro, seguendo le indicazioni formulate dall’ISPRA. Al centro della richiesta vi è la necessità di conciliare il controllo delle specie alloctone con la tutela delle specie autoctone e dei programmi di conservazione già avviati. La questione pone quindi l’attenzione sull’efficacia delle strategie di gestione faunistica e sulla necessità di adottare interventi fondati sulle valutazioni scientifiche e sulla corretta identificazione delle specie.






