A Firenze, al civico 48 di via il Prato, c’è un portone che molti superano senza farci caso. Dietro quella grande parete di legno, incassata tra i palazzi a pochi metri dall’antica porta cittadina, resta custodito per tutto l’anno il Brindellone, il carro dello Scoppio del Carro di Pasqua.
Chi passa da via il Prato, diretto verso il centro o verso la stazione, spesso tira dritto. Quella grande parete di legno non attira l’attenzione: sembra una chiusura qualsiasi, un fondale scuro stretto tra due facciate. E invece lì dietro riposa il Brindellone, il carro che ogni anno, la mattina di Pasqua, attraversa Firenze trainato dai buoi fino a piazza del Duomo.
Alcuni residenti lo sanno da sempre. Altri lo scoprono per caso. “Ci passo davanti da anni e non avevo mai capito cosa fosse”, ha raccontato un visitatore durante una delle aperture al pubblico, fermandosi davanti alla piccola porta laterale.
Il deposito comunale e il portone civile più alto d’Europa ancora in uso
Il grande ingresso del deposito comunale non è un normale portone di servizio. Con i suoi circa 11 metri di altezza, viene indicato come il portone civile più alto d’Europa ancora in uso. Una misura enorme, quasi sproporzionata rispetto alla strada stretta e al ritmo quotidiano di chi passa di lì. Si apre di rado: di solito solo quando il carro deve uscire, accompagnato dagli addetti e poi dal corteo che lo porta verso il cuore della città.
Per il resto dell’anno, gli operai comunali entrano da una porticina più piccola, ricavata nella stessa struttura di legno, per controllare il carro, sistemare le decorazioni e preparare gli interventi necessari. Anche la posizione ha una sua storia. Secondo le ricostruzioni legate alla zona, il varco sarebbe nato da una vecchia stradella diretta al giardino Corsini. Forse anche per questo oggi il portone sembra quasi confondersi con le case, come se fosse sempre stato lì.
L’apertura straordinaria del 18 gennaio 2026 dopo il restauro
Domenica 18 gennaio 2026, però, quella discrezione si è interrotta. Il Comune di Firenze ha festeggiato la fine del restauro del portone con un’apertura straordinaria al pubblico, dalle 12 alle 18, e con visite guidate gratuite ogni ora. Per un giorno, davanti al deposito si sono fermati cittadini e curiosi in attesa di entrare e vedere da vicino ciò che di solito compare solo durante il rito pasquale.
Le guide hanno raccontato il funzionamento del carro, le sue parti interne, i meccanismi legati allo Scoppio del Carro e il significato dei simboli esposti. Non una semplice visita a un oggetto storico, quindi, ma un passaggio dentro una tradizione ancora viva, fatta di cura, memoria e gesti ripetuti. In quel momento, il grande portone ha smesso di essere un dettaglio ignorato della strada ed è tornato a essere una soglia riconoscibile, condivisa.
Dal carro settecentesco al fuoco santo: sei secoli di tradizione pasquale
Il Brindellone custodito oggi in via il Prato risale, nella sua forma attuale, al 1765. È alto circa 11,60 metri e porta gli stendardi dei quattro quartieri di Firenze. Al suo interno si conservano targhe che ricordano diversi restauri, tra cui quelli del 1622, del 1629, del 1764 e del 1924: tracce di una storia passata di generazione in generazione.
Anche il nome, poco solenne e molto fiorentino, dice qualcosa. Nel linguaggio popolare, “brindellone” indicava una persona trasandata, uno straccione. Il soprannome sarebbe nato durante l’antica festa di San Giovanni, quando su un carro saliva un figurante vestito di pelli per rappresentare il santo, con un aspetto reso ancora più malconcio dal vino bevuto durante il banchetto in piazza.
Da lì, il termine passò ai carri festivi della città, fino a indicare quello pasquale. La tradizione del fuoco santo, portato in processione su un carro, risale alla fine del Trecento: ancora oggi, secondo il racconto tramandato, la fiamma usata per accendere lo Scoppio arriva dalle pietre del Santo Sepolcro.
Un pezzo di questa lunga memoria cittadina resta chiuso per mesi dietro una parete di legno, in una strada che molti attraversano di fretta. Solo a Pasqua, e in occasioni rare come quella del restauro, Firenze si ferma davvero a guardare cosa c’è dietro.






