Firenze perde uno dei suoi intellettuali più longevi e influenti nel campo della storia della scienza. Paolo Galluzzi, storico della scienza, direttore di museo e docente universitario, è morto nel 2026 all’età di 84 anni, lasciando dietro di sé quattro decenni di lavoro ininterrotto al servizio della cultura scientifica fiorentina e italiana. Il suo nome è indissolubilmente legato al Museo Galileo di Firenze e agli studi digitali su Leonardo da Vinci, due ambiti nei quali ha segnato una svolta metodologica difficilmente eguagliabile.
Quarant’anni alla guida del Museo Galileo
Nato nel 1942, Paolo Galluzzi ha dedicato praticamente l’intera carriera accademica e istituzionale a Firenze. Per 40 anni ha diretto il Museo Galileo, l’istituzione di Lungarno Torrigiani che custodisce una delle collezioni di strumenti scientifici storici più importanti al mondo. Sotto la sua guida, il museo ha attraversato trasformazioni profonde: da istituzione prevalentemente conservativa a centro di ricerca e divulgazione scientifica riconosciuto a livello internazionale.
Galluzzi ha saputo tenere insieme due anime difficilmente conciliabili: la rigida filologia storica, necessaria per studiare i manoscritti e gli strumenti del passato, e l’apertura verso il pubblico più ampio, compresi i visitatori non specialisti che ogni anno affollano il museo nel cuore di Firenze. Questo equilibrio ha reso il Museo Galileo un punto di riferimento non solo per gli studiosi, ma anche per le scuole, le università e i turisti che cercano un accesso autentico alla tradizione scientifica toscana.
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Pioniere degli studi digitali su Leonardo da Vinci
Se la direzione del Museo Galileo rappresenta il pilastro istituzionale della sua carriera, il contributo di Paolo Galluzzi storico della scienza agli studi leonardiani costituisce forse il suo lascito più originale e duraturo. Galluzzi è stato un pioniere nell’applicazione delle tecnologie digitali allo studio di Leonardo da Vinci, intuendo prima di molti altri colleghi le potenzialità degli strumenti informatici per l’analisi, la catalogazione e la diffusione dei manoscritti e dei disegni vinciani.
Negli anni in cui internet era ancora agli albori e la digitalizzazione dei beni culturali sembrava un’ambizione futuristica, Galluzzi promosse progetti che mettevano insieme storici, informatici e istituzioni culturali. Il risultato fu un approccio interdisciplinare che ha aperto la strada a generazioni successive di ricercatori. Oggi, quando la consultazione online dei codici di Leonardo è considerata normale, vale la pena ricordare che questa normalità ha radici anche nel lavoro visionario di un professore fiorentino che aveva capito dove stava andando la ricerca umanistica.
Docente tra Firenze e Siena
Oltre all’attività museale, Paolo Galluzzi ha svolto per anni una intensa attività didattica come professore presso le università di Firenze e di Siena. Questa doppia presenza nel sistema universitario toscano gli ha permesso di formare un numero significativo di storici della scienza, trasmettendo non solo contenuti disciplinari ma anche un metodo di lavoro che univa rigore filologico e curiosità intellettuale.
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Il suo insegnamento si è sviluppato in un periodo in cui la storia della scienza stava conquistando autonomia accademica rispetto alla filosofia e alla storia generale. Galluzzi è stato parte attiva di questo processo di consolidamento disciplinare, contribuendo a definire curricula, programmi di ricerca e reti internazionali di collaborazione. Per molti dei suoi studenti, il passaggio nelle sue aule ha rappresentato una formazione non soltanto accademica ma anche civile, nel senso di un impegno verso la divulgazione e la valorizzazione del patrimonio scientifico.
Il Museo Galileo e Firenze senza Galluzzi
La notizia della scomparsa di Paolo Galluzzi è stata confermata dalle fonti il 29 ottobre 2026, e ha suscitato reazioni nel mondo accademico e culturale. Per Firenze, la perdita ha una dimensione concreta e urbana: il Museo Galileo dovrà ora affrontare una fase di transizione dopo quattro decenni di guida unitaria e riconoscibile. L’istituzione, che si trova nel quartiere di Santa Croce lungo l’Arno, resta uno dei musei scientifici più visitati della città e uno dei pochi in Italia dedicati esclusivamente alla storia degli strumenti e del pensiero scientifico.
La figura di Galluzzi come Paolo Galluzzi storico della scienza non si esaurisce nella direzione di un singolo museo: rappresenta un modello di intellettuale pubblico capace di dialogare con istituzioni, università, media e pubblico generalista senza mai tradire la serietà della ricerca. In una città come Firenze, dove il patrimonio culturale è al tempo stesso risorsa e responsabilità, questo tipo di figura è raro e prezioso.
Galluzzi lascia una comunità scientifica che gli deve molto, una città che ha rappresentato con discrezione e competenza, e un museo che porta ancora impressa, in ogni sala e in ogni progetto digitale, la sua impronta intellettuale. A 84 anni, con una carriera che ha abbracciato la nascita dell’era digitale e la sua applicazione agli studi umanistici, Paolo Galluzzi ha vissuto e interpretato uno dei momenti più fertili della cultura scientifica italiana.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell’AI e sottoposto a revisione editoriale.






