Il futuro dell’area attorno alla stazione AV Foster di Firenze riaccende il dibattito sul Passante ferroviario TAV e sulle trasformazioni urbanistiche legate alla grande infrastruttura. Il Comitato No Tunnel TAV e l’associazione Mobilità Equa contestano le scelte progettuali adottate, sostenendo che le criticità attuali fossero prevedibili fin dall’avvio dei cantieri nel 2006.
Secondo il Comitato, il sottoattraversamento ferroviario avrebbe privilegiato una soluzione costosa e impattante rispetto ad alternative che avrebbero potuto potenziare il nodo ferroviario fiorentino mantenendo i binari in superficie. A sostegno delle proprie critiche viene richiamata anche l’analisi costi-benefici del 31 luglio 2019. Nel comunicato è inoltre citato il giudizio del professor Marco Ponti, consulente del progetto, che avrebbe definito l’intervento come una scelta particolarmente onerosa e problematica.
Al centro delle contestazioni c’è anche il collegamento tra le due stazioni ferroviarie, distanti tra loro. Tra le ipotesi discusse figurano l’utilizzo della tramvia T2, la realizzazione di un people mover e il ricorso ai binari esistenti attraverso un servizio ferroviario navetta. Il Comitato ritiene che la tramvia, già utilizzata dai passeggeri diretti all’aeroporto, rischierebbe di subire un ulteriore sovraccarico. Critiche vengono rivolte anche alla proposta regionale di investire circa 160 milioni di euro in un people mover e in una nuova fermata ferroviaria, mentre la soluzione della navetta viene indicata come un’alternativa potenzialmente più economica e rapida.
Un altro tema riguarda la destinazione degli spazi attorno alla stazione e il futuro del quartiere dei Macelli, che, secondo il Comitato, ha già subito importanti trasformazioni, compresa la perdita di un’area verde. Tra le ipotesi circolate vengono citati un terminal per autobus extraurbani e turistici e la possibile creazione di un centro direzionale. Il gruppo lamenta tuttavia l’assenza di un confronto concreto con i residenti sulla pianificazione dell’area e sulle decisioni che riguardano il quartiere.
Il comunicato si conclude con una critica più ampia al modello di sviluppo urbano adottato a Firenze. Secondo i firmatari, le scelte sulla città sarebbero sempre più influenzate da interessi finanziari e immobiliari, mentre il ruolo di architetti, ingegneri e altri professionisti della progettazione risulterebbe ridimensionato. Il Comitato chiede implicitamente una pianificazione maggiormente orientata alla qualità della vita, alla mobilità e alla partecipazione dei cittadini, anziché alla gestione delle conseguenze di opere già avviate.






