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Toscana regina dei diritti umani. Quando Pietro Leopoldo abolì la pena di morte

Era il 30 novembre 1786.

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la festa della Toscana la festa della Toscana © Facebook
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“Abbiamo veduto con orrore con quanta facilità nella passata Legislazione era decretata la pena di morte per delitti anco non gravi...Siamo venuti nelle determinazione di abolite con la presente Legge per sempre la pena di morte contro qualunque Reo...”

Con questo breve ma essenziale passaggio ricordiamo la riforma del diritto penale, detto codice leopoldino con cui la Toscana nel 1786 divenne il primo Stato al mondo in cui si aboliva la pena di morte, "conveniente, come diceva Pietro Lepoldo- solo ai popoli barbari”

Il testo completo della Riforma si trova conservato e consultabile presso l Archivio storico del Comune di Firenze in via dell’Oriuolo 33.

L’editto resta una pietra miliare nella storia della legislazione giudiziaria e più in generale dei diritti umani.
Parzialmente cancellato nel 1790, in occasione di gravi tumulti popolari: l’abolizione della pena di morte fu nuovamente decretata nel 1859 dal governo provvisorio della Toscana, in preparazione all’annessione al Regno d’Italia dopo la caduta definitiva del Granducato.

E il 30 novembre è il giorno che la Toscana ha scelto per celebrare la sua festa a sottolineare i valori di civiltà di cui questa terra si è fatta storicamente interprete, a partire proprio da questa importante riforma, fortemente voluta dal Granduca Pietro Leopoldo, recependo le istanze elaborate da Cesare Beccaria nel suo fondamentale ‘Dei delitti e delle pene’. In quell’opera per la prima volta si metteva in discussione che la crudeltà della pena e la durezza delle condizioni detentive potessero rappresentare un elemento dissuasivo, sostenendo al contrario che la clemenza e la dignirà del trattamento potevano aiutare il condannato a redimersi.

 

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