Firenze

Ci sono 180 buchette del vino a Firenze, ma solo una decina funziona davvero: quali sono e cosa servono

Mano che porge un calice di vino rosso da una buchetta del vino in un muro di pietra, con turisti in fila

Un calice passato da una buchetta del vino in una strada del centro di Firenze, tra curiosi e piccole code.

Raccontano una pratica nata secoli fa e diventata oggi un rito cittadino, tra curiosità, mappe online e qualche malumore dei residenti. Dietro quelle finestrelle, spesso murate o chiuse da sportellini di legno, c’è una storia tutta fiorentina: il vino venduto direttamente dalle cantine nobiliari, senza banco né sala, con il cliente sul marciapiede e il fiasco passato attraverso il muro.

Il censimento più aggiornato sulle buchette del vino è dell’associazione culturale Buchette del Vino. Nel Comune di Firenze sono 184 le aperture ancora visibili, di cui 158 nel centro storico. Altre 110 buchette compaiono negli archivi, ma oggi non si trovano più: sparite con ristrutturazioni, intonaci, demolizioni o lavori successivi. In tutta la Toscana, secondo l’associazione, il numero supera quota 300.

Il punto è importante, perché non tutte le finestrelle indicate nelle guide permettono davvero di bere qualcosa. Anzi, la maggior parte delle buchette fiorentine resta chiusa, murata o usata per altro, perfino come cassetta della posta. Quelle riaperte, spesso riconoscibili dalla targa dell’associazione accanto all’apertura, sono circa una decina: poche, rispetto alle tante pietre sagomate che si incontrano camminando tra Oltrarno, Duomo e Santa Croce.

Dai palazzi nobiliari del Cinquecento al vino venduto dal muro

Le buchette del vino risalgono al Cinquecento, quando i Medici permisero alle famiglie nobili di vendere direttamente il vino prodotto nelle loro tenute di campagna. Il sistema era semplice, e funzionava: il palazzo in città diventava una piccola rivendita, il cliente bussava allo sportello, porgeva il fiasco vuoto e riceveva il vino dalla cantina, pagando meno che in osteria. Niente insegne vistose, niente tavoli. Solo quel foro nel muro.

Buchetta del vino in pietra con sportello di legno chiuso su una strada del centro storico, passanti sullo sfondo
Una buchetta del vino murata con sportello chiuso su un palazzo del centro di Firenze, mentre i passanti percorrono la via.

Una tradizione popolare collega spesso le buchette alla peste, ma la storia è meno netta. Le aperture esistevano già prima dell’epidemia del 1629-1631; in quegli anni, però, furono usate anche per vendere vino e altri prodotti riducendo il contatto diretto, come risulta da una relazione del 1634 citata dagli studiosi dell’associazione. Tra Ottocento e Novecento, poi, l’abitudine si perse. Le finestrelle rimasero lì, quasi dimenticate, confuse nelle facciate dei palazzi.

La rinascita: dal Covid a Stanley Tucci, fino ai turisti in fila

La nuova vita delle buchette del vino a Firenze è partita nell’estate del 2019, quando il locale Babae, in via Santo Spirito 21r, ne ha riaperta una per servire calici ai passanti. All’inizio sembrava una curiosità da cronaca cittadina, ripresa dai giornali locali e fotografata da chi attraversava la piazza.

Poi è arrivato il Covid, e quel gesto antico — un bicchiere passato da una finestrella, senza entrare nel locale — è tornato utile in un periodo di distanze, mascherine e servizio ridotto. Da lì altri esercizi hanno seguito la stessa strada, dall’Osteria delle Brache in piazza Peruzzi al Latini in via dei Palchetti. La spinta internazionale è arrivata nel 2021, quando Stanley Tucci ha raccontato le buchette nella puntata fiorentina del suo programma per la CNN.

“Da allora non si sono più fermati”, raccontano spesso gli operatori del centro parlando dei turisti americani in fila, telefono già in mano. La mappa interattiva dell’associazione su Google ha superato i due milioni di visualizzazioni e nel 2025 il modello è arrivato perfino a New York.

Dove bere oggi, cosa servono e perché molte buchette restano chiuse

Chi cerca una buchetta attiva a Firenze deve guardare soprattutto all’Oltrarno, nella zona di Santo Spirito, e poi tra Duomo e Santa Croce. Oltre a Babae, nelle mappe compaiono DiVin Boccone in via delle Caldaie, una buchetta in via dell’Isola delle Stinche, una in Borgo dei Greci e quella di Palazzo Pucci.

Non passa solo vino: da alcune finestrelle arrivano anche caffè, bibite, panini o gelato, secondo il locale e gli orari. E gli orari contano parecchio. Le regole comunali limitano il consumo di alcolici in strada in alcune zone dopo le 21, e molti locali aprono la buchetta solo per fasce ristrette; da Babae, per esempio, il servizio è di solito concentrato tra le 19 e le 20, con la fila che comincia prima.

Il successo, però, non ha convinto tutti: nel 2023 Confcommercio ha contestato code e concorrenza verso gli esercizi con tavoli e servizi, mentre l’associazione ha parlato di “una tipica polemica alla fiorentina”. I residenti, in realtà, le frequentano poco. Per molti fiorentini le finestrelle di pietra restano soprattutto un dettaglio da riconoscere passando, magari in via del Giglio o in via dell’Oriuolo, dove si fotografano buchette chiuse da secoli senza aspettare nessuno.

Change privacy settings
×