L’autunno, con umidità, piogge e temperature ancora miti, sta regalando sorprese nei boschi toscani. La notizia è circolata prima tra chi frequenta quei sentieri, poi è arrivata alla mostra micologica di Castagno d’Andrea, nel comune di San Godenzo, dove il grande fungo ha attirato curiosi, famiglie e cercatori. Davanti a quella massa bruna, larga e compatta, in tanti hanno preso il telefono per una foto. “Una cosa così non si vede tutti gli anni”, ha detto un visitatore.
Il fungo di Vallombrosa è stato raccolto da Tiziana e Valter Cammilli durante un’uscita nei boschi della Valdisieve, nell’area che sale verso l’abbazia e la riserva. Il peso, più di 25 chili, ha stupito anche chi conosce bene quei sentieri. Non era soltanto un bel ritrovamento: era un esemplare fuori misura, difficile persino da spostare senza rovinarlo.
Portato alla mostra micologica di Castagno d’Andrea, organizzata durante la tradizionale ballottata dedicata alle castagne, il fungo è diventato in poche ore l’attrazione principale. Tra i banchi, accanto a porcini, mazze di tamburo e specie meno conosciute, il grande Meripilus ha rubato la scena. C’era chi chiedeva se fosse commestibile, chi voleva sapere il peso esatto. La risposta degli organizzatori era sempre la stessa: “Più di venticinque chili”.
Perché il Meripilus di Vallombrosa è un caso fuori scala
Il Meripilus giganteus, detto anche poliporo gigante, cresce di solito alla base di faggi, querce e castagni. Si presenta con grandi rosette di cappelli sovrapposti, spesso aperti a ventaglio. Non è una specie rara nei boschi maturi, ma l’esemplare trovato sopra Reggello è decisamente fuori dall’ordinario: questi funghi possono diventare grandi, certo, ma nella maggior parte dei casi restano sotto i dieci chili.
Quello dei Cammilli pesa quindi più del doppio rispetto alla misura più comune. Il colore bruno, la forma a lobi e la crescita compatta alla base degli alberi sono tratti tipici del genere. Ma non bastano, da soli, per una valutazione sicura. I micologi guardano forma, consistenza, pori, odore e punto di crescita. Solo dopo si può arrivare a un’identificazione attendibile.
La stagione, intanto, sembra aiutare i ritrovamenti di taglia importante in più zone della Toscana. Nelle scorse settimane, anche in Lunigiana, un cercatore esperto aveva trovato un fungo di oltre sette chili. Segnali diversi, nello stesso autunno: terreno umido, sbalzi di temperatura contenuti e boschi ricchi di materia organica hanno creato condizioni favorevoli. Non succede sempre.
Dai funghi monumentali agli alberi da record: la foresta dei primati
Il Meripilus di Vallombrosa non è l’unico “colosso” che può spuntare nei boschi toscani. La Grifola frondosa, conosciuta anche come maitake, cresce ai piedi di castagni e querce e forma cespi composti da molti piccoli cappelli grigiastri. Nei casi più sviluppati può raggiungere dimensioni notevoli, anche mezzo metro di diametro. Sull’Appennino pistoiese, nei giorni scorsi, ne è stato segnalato un esemplare di oltre un chilo e mezzo.
Molto diversa, e facile da riconoscere, è la vescia gigante, o Calvatia gigantea: nei prati e nei pascoli sembra un grande pallone bianco appoggiato sull’erba. Quando è giovane, con l’interno ancora bianco e compatto, può essere consumata dopo il controllo di un esperto. Se invece la polpa cambia colore, va lasciata dov’è. Sul legno degli alberi cresce poi il Laetiporus sulphureus, giallo acceso, chiamato nei Paesi anglosassoni “pollo dei boschi” per la consistenza della carne. Anche in questo caso, però, serve cautela: può causare disturbi intestinali.
Che un ritrovamento simile arrivi da Vallombrosa non stupisce, almeno per il valore simbolico del luogo. La riserva biogenetica, oggi gestita dai Carabinieri per la Biodiversità, ospita anche le douglasie dell’Anello dei Giganti, considerate tra gli alberi più alti d’Italia. Sono abeti di origine americana che qui hanno raggiunto altezze rare nel nostro Paese. Il sentiero parte dalla strada per il Passo della Consuma e in autunno attraversa faggi, conifere e tappeti di foglie umide. Un paesaggio che spinge a guardare in alto, ma anche a terra.
Raccolta e sicurezza: quando il fungo eccezionale va fatto controllare
Un fungo enorme non è automaticamente un fungo buono da mangiare. È la raccomandazione che gli esperti ripetono ogni anno, soprattutto in autunno, quando nei boschi aumentano presenze, cestini e improvvisazione. Le dimensioni, il colore o la somiglianza con una specie nota non bastano per stabilire se un fungo sia commestibile. Anzi, possono ingannare.
Gli ispettorati micologici dell’Azienda Usl Toscana Centro fanno controlli gratuiti sui funghi raccolti e possono escludere la presenza di specie tossiche o non adatte al consumo. È un passaggio semplice, spesso veloce, ma fondamentale. “Meglio perdere mezz’ora che rischiare un’intossicazione”, ripetono gli addetti ai controlli.
In Valdisieve e nel Mugello, intanto, i cercatori continuano a battere sentieri, castagneti e faggete, sperando in un nuovo esemplare da record. Superare il fungo gigante dei Cammilli non sarà facile. Ma nei boschi, si sa, la sorpresa arriva spesso quando nessuno la sta cercando davvero.






