A sessant’anni dalla tragica alluvione del 4 novembre 1966, Firenze rinnova il proprio impegno nella prevenzione del rischio idraulico e nella tutela del territorio, senza dimenticare le ferite lasciate dall’esondazione dell’Arno. Dalla necessità di rafforzare le opere di difesa e affrontare le nuove sfide legate ai cambiamenti climatici alle iniziative commemorative nella Basilica di Santa Croce, luogo simbolo del dramma e della successiva rinascita, il sessantesimo anniversario diventa un’occasione per riflettere sul passato e guardare al futuro.
«Ricordare il 1966 significa valorizzare le lezioni di quell’esperienza e riconoscere che la sicurezza non può essere affrontata soltanto dopo un’emergenza». È il messaggio lanciato da Claudia Nati, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Firenze, e Luca Solari, consigliere dell’Ordine esperto di ingegneria idraulica, in vista del sessantesimo anniversario dell’alluvione.
Da allora sono state realizzate o programmate importanti opere per mitigare il rischio idraulico nel bacino dell’Arno. Tra gli interventi indicati da Solari figurano l’abbassamento delle platee di Ponte Vecchio e Ponte Santa Trinita, le casse di espansione nel Valdarno e sulla Sieve, il sopralzo della diga di Levane, i panconi mobili alle spallette di Firenze e la gestione della diga di Bilancino. Interventi strutturali e misure di prevenzione che, insieme al potenziamento dei sistemi di monitoraggio e previsione delle piene e alla maggiore sensibilizzazione della popolazione, rappresentano passi significativi verso una gestione più efficace del rischio.
Tuttavia, il quadro climatico attuale pone nuove sfide. Se da un lato gli interventi realizzati e programmati consentono di guardare con ragionevole ottimismo alla capacità di affrontare un eventuale evento simile a quello del 1966, dall’altro rimangono incertezze legate ai tempi di completamento delle opere e soprattutto alla crescente intensità e concentrazione dei fenomeni meteorologici estremi. Le precipitazioni, infatti, possono interessare in maniera particolarmente violenta aree circoscritte, mettendo in difficoltà anche i bacini minori e secondari, i torrenti e i fossi. Un aspetto che richiede nuove valutazioni e strategie specifiche.
Per Nati, la sicurezza del territorio deve quindi fondarsi su monitoraggio costante, manutenzione dei corsi d’acqua e delle opere di difesa, aggiornamento degli strumenti di pianificazione e investimenti nelle aree maggiormente esposte. Fondamentale anche la collaborazione tra istituzioni, enti locali, autorità competenti e professionisti, accompagnata da una comunicazione efficace del rischio e da una maggiore preparazione dei cittadini. La prevenzione, sottolinea la presidente, significa proteggere non soltanto le persone e le abitazioni, ma anche le attività economiche, i servizi essenziali e il patrimonio storico e culturale.
Ed è proprio il patrimonio storico e artistico a rappresentare uno dei capitoli più significativi della memoria dell’alluvione. Tra i luoghi maggiormente colpiti dalla furia dell’Arno nel 1966 ci fu la Basilica di Santa Croce, che ancora oggi custodisce le testimonianze di quella tragedia e della straordinaria opera di recupero che ne seguì. Il Crocifisso ligneo di Cimabue e l’Ultima cena di Giorgio Vasari sono diventati simboli non soltanto delle devastazioni provocate dall’acqua e dal fango, ma anche della volontà di salvaguardare un patrimonio di valore universale.
Nel complesso monumentale l’acqua raggiunse livelli drammatici, arrivando nel Cenacolo a quasi cinque metri di altezza e danneggiando opere di inestimabile valore. Da quella ferita nacque anche un impulso decisivo allo sviluppo delle moderne tecniche di tutela e conservazione, attraverso interventi di recupero che fino ad allora erano considerati impossibili.
In occasione del sessantesimo anniversario, Santa Croce sarà il cuore delle iniziative commemorative di mercoledì 4 novembre. Alle ore 9 la Basilica ospiterà una concelebrazione presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, che nel 1966 partecipò ai soccorsi come volontario, insieme al cardinale Giuseppe Betori, allora giovane studente arrivato da Roma, e all’arcivescovo Gherardo Gambelli. La celebrazione sarà dedicata al ricordo delle vittime, di quanti vissero quei giorni drammatici e di tutte le persone impegnate nei soccorsi e nella successiva ricostruzione. Al termine partirà dalla Basilica un corteo diretto verso Ponte alle Grazie, dove alle 10.30 sarà deposta una corona nell’Arno.
La memoria si accompagna anche alla verifica e al rafforzamento delle misure di protezione delle opere d’arte. Nei giorni scorsi è stata infatti eseguita una prova periodica di sollevamento dell’Ultima cena del Vasari, restituita alla sua magnificenza nel 2016 grazie all’intervento dell’Opificio delle Pietre Dure. Il dipinto è dotato di un sistema manuale di contrappesi che, in caso di emergenza, permette di sollevarlo e metterlo completamente in sicurezza in appena undici secondi.
Accanto alle celebrazioni, l’Opera di Santa Croce ha organizzato un programma di iniziative per raccontare il rapporto tra l’Arno, il complesso monumentale e la città. Dopo la proiezione del documentario dedicato a Piero Bargellini, che ha ripercorso il dramma vissuto dal quartiere e dalla Basilica, sono in programma visite guidate speciali dal titolo «Dramma e rinascita: l’Arno e Santa Croce», previste per sabato 14 e 21 novembre, con due turni alle 14.15 e alle 16. Il percorso accompagnerà i visitatori attraverso le tracce ancora visibili dell’alluvione, illustrando le devastazioni e le straordinarie operazioni di recupero che hanno segnato una svolta nella storia della conservazione artistica. Le prenotazioni sono disponibili sul sito santacroceopera.it.
La dimensione educativa sarà invece al centro dell’iniziativa prevista per giovedì 5 novembre, quando gli studenti dell’Istituto Alberti-Dante guideranno percorsi didattici dedicati all’alluvione e alla storia di Santa Croce, rivolti alle scolaresche della Città metropolitana di Firenze e ai turisti. L’attività rientra nel progetto «1966-2026: Firenze dentro e fuori l’alluvione», promosso da RAI Toscana in collaborazione con le istituzioni locali.
Il programma commemorativo proseguirà sabato 7 novembre, alle ore 21, con un concerto nella Basilica organizzato da Splendor of Florence in collaborazione con l’Opera di Santa Croce e l’Accademia del Maggio Musicale. L’Orchestra e il Coro dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, insieme ai professori d’orchestra della Rhode Island Philharmonic Orchestra, eseguiranno il Requiem in re minore K. 626 di Mozart.
A sessant’anni da quella notte tra il 3 e il 4 novembre, Firenze si trova dunque a fare i conti con una doppia responsabilità: custodire la memoria di una tragedia che ha segnato profondamente la città e trasformarne gli insegnamenti in azioni concrete. Perché la sicurezza non può dipendere soltanto dalla capacità di reagire alle emergenze, ma deve diventare un impegno permanente fatto di prevenzione, manutenzione, pianificazione e consapevolezza collettiva. Come dimostra la storia di Santa Croce, ricordare l’alluvione significa anche riconoscere la forza della ricostruzione e la necessità di proteggere, oggi e per le generazioni future, il territorio e il patrimonio di Firenze.






