La nuova proposta di legge della Regione Toscana sul commercio equo e solidale è al centro delle critiche dei consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Marcella Amadio e Matteo Zoppini, che contestano le modalità di elaborazione del provvedimento e, in particolare, la previsione di contributi pubblici destinati a sostenere le spese di iscrizione a un registro nazionale gestito da un’associazione privata. I due esponenti hanno annunciato il voto contrario alla proposta, giudicata carente sotto il profilo tecnico e normativo.
Secondo quanto dichiarato dai consiglieri il 21 ottobre 2026 a Firenze, il testo approvato dalla maggioranza presenterebbe diverse lacune, tanto da rendere necessari numerosi emendamenti correttivi. Tra le criticità segnalate viene indicata anche l’assenza di una norma transitoria e finale. Amadio e Zoppini hanno inoltre espresso perplessità per l’assenza in aula del vicepresidente della Regione Mia Diop, il cui assessorato avrebbe presentato la proposta di legge nel corso dell’attuale legislatura.
La contestazione principale riguarda il meccanismo di finanziamento previsto dal provvedimento. Secondo i due consiglieri, la Regione dovrebbe concedere contributi alle associazioni per consentire loro di iscriversi a un registro nazionale non più gestito direttamente dall’amministrazione regionale, ma affidato a un soggetto privato. Una scelta che, nella loro valutazione, comporterebbe l’impiego di risorse pubbliche per coprire costi di iscrizione a un sistema amministrato da un’organizzazione esterna alle istituzioni.
Amadio e Zoppini sollevano inoltre dubbi sulla trasparenza dei criteri utilizzati per l’ammissione al registro. Secondo la loro ricostruzione, le condizioni di accesso non sarebbero sufficientemente trasparenti, pubbliche e conoscibili in anticipo da tutte le associazioni interessate. Tale aspetto rappresenterebbe, a loro giudizio, un elemento problematico nella gestione di contributi finanziati con risorse dei contribuenti toscani.
I consiglieri di Fratelli d’Italia ritengono che i fondi regionali non debbano essere destinati al pagamento delle quote necessarie per iscriversi a registri gestiti da associazioni private. A sostegno della propria posizione, pongono anche una questione di principio relativa all’utilizzo delle risorse pubbliche, chiedendo se un criterio analogo dovrebbe essere applicato alle imprese e agli altri enti privati per l’iscrizione alle rispettive associazioni di categoria.
La presa di posizione si conclude con la conferma del voto contrario alla proposta di legge. Le dichiarazioni di Amadio e Zoppini evidenziano quindi il confronto politico sulle modalità di regolamentazione del commercio equo e solidale in Toscana, con particolare riferimento alla qualità normativa del testo, alla trasparenza dei criteri di iscrizione al registro nazionale e all’impiego dei finanziamenti pubblici.






