Nuove perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti certificati medici falsi destinati a impedire il trasferimento di cittadini stranieri irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) hanno interessato anche professionisti a Firenze e Livorno. L’attività giudiziaria, condotta dalla Polizia di Stato con il Servizio centrale operativo e la Squadra mobile di Ravenna, riguarda complessivamente oltre venti medici in diverse città italiane. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, a eccezione di un caso, i destinatari dei decreti di perquisizione non risultano iscritti nel registro delle persone sottoposte a indagini preliminari.
Sulla vicenda è intervenuto il consigliere regionale di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Consiglio regionale toscano Diego Petrucci, che ha collegato gli sviluppi dell’inchiesta a una precedente interrogazione presentata in Consiglio regionale. Petrucci ha chiesto alla Regione di fornire i dati relativi al numero di certificazioni di inidoneità al trasferimento rilasciate nelle strutture sanitarie toscane.
Secondo quanto riferito dal consigliere, durante una seduta dello scorso 15 aprile l’assessore regionale Monia Monni aveva comunicato che, nell’Asl Toscana Centro, circa il 30% delle persone sottoposte a visita nel 2025 era stato dichiarato non idoneo al trasferimento. Petrucci aveva quindi richiesto ulteriori elementi per verificare le modalità con cui vengono effettuate le valutazioni mediche e rilasciate le relative certificazioni. La sua interrogazione del gennaio 2026 risulta tra gli atti presentati in Consiglio regionale e riguarda proprio l’applicazione della direttiva del Ministero dell’Interno del 19 maggio 2022 e le possibili criticità dello screening medico preventivo per l’accesso ai Cpr.
L’inchiesta della Procura di Ravenna riguarda la presunta formazione e il rilascio di certificazioni sanitarie non veritiere che avrebbero potuto impedire il trattenimento di cittadini stranieri irregolari nei Cpr. Le nuove perquisizioni hanno coinvolto professionisti a Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese.
Il procedimento si inserisce in un’indagine avviata nei mesi precedenti, quando erano state effettuate analoghe perquisizioni nei confronti di otto medici in servizio presso il reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna. In quel caso gli accertamenti riguardavano 34 certificati ritenuti falsi dagli investigatori e ipotesi di reato di falso e interruzione di pubblico servizio. Per tre dei professionisti erano state disposte misure di interdizione dalla professione per dieci mesi, mentre per gli altri era stato previsto il divieto di occuparsi dei certificati destinati ai Cpr.
Petrucci ha quindi rinnovato la richiesta di trasparenza sulla situazione toscana, chiedendo di conoscere il numero esatto delle certificazioni di inidoneità emesse nei diversi ospedali della regione. Il consigliere ha inoltre sostenuto la necessità di verificare, alla luce dell’inchiesta ravennate, che le procedure sanitarie siano applicate secondo criteri uniformi e nel rispetto delle norme.
Gli accertamenti sono tuttora in corso e le ipotesi investigative dovranno essere verificate nel corso del procedimento. Le perquisizioni, di per sé, non costituiscono una prova di responsabilità a carico dei professionisti coinvolti: gli sviluppi dell’inchiesta saranno necessari per stabilire eventuali irregolarità e le relative responsabilità individuali.





