Domenica 1 novembre 2026, a mezzogiorno, un gruppo di nuotatori della ASD Canottieri Comunali Firenze ha attraversato l’Arno da sponda a sponda e ha fatto ritorno, in una traversata simbolica che ha voluto unire la memoria dell’alluvione del 1966 con una visione concreta per il futuro del fiume. Il nuoto in Arno a Firenze è tornato così sotto i riflettori, sessant’anni esatti dopo che la piena devastò la città, rilanciando il dibattito sulla possibile balneabilità del corso d’acqua che attraversa il cuore della Toscana.
La traversata da Lungarno Ferrucci: come si è svolta
Il punto di partenza e di ritrovo era Lungarno Ferrucci, 4, sede storica della Canottieri Comunali Firenze, nel quartiere di Gavinana. I nuotatori hanno completato la traversata da sponda a sponda, con scorta della Scuola Italiana Cani da Salvataggio, che ha garantito la sicurezza in acqua durante tutta la durata dell’attraversamento. La scelta del 1° novembre — data che coincide con il mese in cui sessant’anni fa l’Arno travolse ponti, chiese e abitazioni — non è stata casuale: è un gesto carico di significato civico e ambientale insieme.
L’iniziativa è stata organizzata anche in collaborazione con l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale, l’ente che sovrintende alla gestione idraulica e ambientale dei fiumi dell’Italia centro-settentrionale. Il coinvolgimento di un’istituzione tecnica di questo livello conferisce all’evento una dimensione che va oltre la semplice commemorazione sportiva.
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Il nuoto in Arno a Firenze e l’obiettivo della balneabilità
Al centro del messaggio della Canottieri Comunali Firenze c’è un obiettivo preciso: promuovere la futura balneabilità dell’Arno. Oggi il fiume non è classificato come balneabile, ma l’evento del 1° novembre vuole alimentare una prospettiva di lungo periodo in cui il rapporto tra Firenze e il suo fiume possa cambiare radicalmente. Nuotare nell’Arno — anche solo in forma simbolica e organizzata — serve a ricordare che il fiume non è soltanto un elemento del paesaggio urbano, ma uno spazio che potrebbe tornare a essere vissuto attivamente dalla cittadinanza.
La scelta di coinvolgere la Scuola Italiana Cani da Salvataggio risponde anche a questa logica: mostrare che un utilizzo sicuro e responsabile del fiume è possibile, a condizione di adeguate misure di presidio e di un progressivo miglioramento della qualità delle acque. L’Unione Sportiva Salvamento Toscana ha documentato e sostenuto l’iniziativa, sottolineando il valore della sicurezza acquatica in contesti fluviali urbani.
Sessant’anni dall’alluvione del 1966: la memoria come motore
Il 4 novembre 1966 l’Arno esondò in modo catastrofico, allagando Firenze con oltre sei metri d’acqua in alcune zone del centro storico. Migliaia di opere d’arte, manoscritti e archivi furono danneggiati o distrutti. La città impiegò anni a riprendersi, e quella data è rimasta impressa nella memoria collettiva fiorentina come uno spartiacque — nel senso più letterale del termine.
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Sessant’anni dopo, la Canottieri Comunali Firenze sceglie di commemorare quell’evento non con una cerimonia istituzionale, ma con un gesto fisico e diretto: entrare in acqua. È un modo per affermare che l’Arno non è soltanto un pericolo da tenere a distanza, ma un elemento vivo della città che può essere rispettato, monitorato e, nel tempo, restituito ai cittadini in forma diversa.
Le parole di Eugenio Giani sull’Arno e l’identità di Firenze
Eugenio Giani ha commentato l’iniziativa con un messaggio diretto: «L’Arno è parte della storia e dell’identità di Firenze. Vederlo tornare sempre più al centro della vita della città è una bella prospettiva!». Una dichiarazione che si inserisce perfettamente nel clima dell’evento: nessun annuncio tecnico, ma il riconoscimento esplicito che il rapporto tra Firenze e il suo fiume è una questione identitaria prima ancora che ambientale o idraulica.
La prospettiva di un Arno sempre più integrato nella vita quotidiana della città — non solo come sfondo panoramico dai lungarni, ma come spazio accessibile e fruibile — è ancora un obiettivo da costruire. Ma iniziative come quella della Canottieri Comunali Firenze, con la sua combinazione di memoria storica, impegno sportivo e visione ambientale, contribuiscono a tenere viva la discussione e a renderla concreta agli occhi dei fiorentini.
Il nuoto in Arno, a Firenze, non è ancora una realtà quotidiana. Ma il fatto che si torni a parlarne con serietà istituzionale e partecipazione diretta, proprio nell’anniversario della più grande tragedia fluviale della città, è già di per sé un segnale che qualcosa, lentamente, sta cambiando nel modo in cui Firenze guarda al proprio fiume.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






