Firenze

Le linee sui muri di Firenze: cosa raccontano le targhe dell’alluvione, e perché non sono solo del 1966

Sui muri di Firenze si nascondono testimonianze delle grandi alluvioni che hanno segnato la città. Alcune risalgono a secoli lontani e raccontano storie sorprendenti, spesso ignorate dai passanti.

Targa del livello dell’alluvione su un muro a Firenze, con strada del centro storico sullo sfondo

Una targa sul muro nel centro storico di Firenze ricorda i livelli raggiunti dalle piene dell’Arno.

A Firenze, le targhe delle alluvioni custodiscono tracce impressionanti della storia cittadina, ma alcune incisioni raccontano episodi molto più antichi del disastro più ricordato.

Tra le vie del centro storico, antiche chiese e palazzi, i segni lasciati dalle piene dell’Arno emergono spesso dove nessuno pensa di guardarli. Alcune lapidi di pietra conservano una memoria che attraversa i secoli, molto oltre l’immagine del 1966. Scoprirle significa osservare Firenze da una prospettiva diversa, attraverso dettagli che raccontano quanto la città abbia dovuto affrontare nel corso della sua storia.

Santa Croce, dove nel 1966 l’acqua salì più in alto

Il punto che impressiona di più resta Santa Croce. Durante l’alluvione del 1966 fu uno dei quartieri più colpiti, e oggi è quasi difficile crederci, guardando le strade asciutte, i turisti, le biciclette.

In via de’ Neri una targa segna 4 metri e 92 centimetri: bisogna alzare la testa, perché è molto sopra le insegne dei negozi. Poco più avanti, all’angolo tra via delle Casine e via de’ Conciatori, secondo le ricostruzioni storiche l’acqua superò i cinque metri. “Quando la vedi dal vivo capisci cosa voleva dire avere l’acqua in casa”, racconta spesso chi accompagna i visitatori nei percorsi della memoria. Non è una frase fatta. È una misura vera, piantata nel muro.

Dal 1333 al 1844, le piene che Firenze ha inciso nella pietra

Quelle targhe, però, non parlano solo del 1966. I muri di Firenze conservano segni di alluvioni molto più lontane: 1177, 1333, 1547, 1557, poi 1740 e 1844.

Persona di spalle in una via del centro di Firenze che guarda una targa alta su un muro in pietra

Una targa di livello piena su un muro del centro storico di Firenze, segno discreto delle grandi alluvioni dell’Arno.

La testimonianza più conosciuta è in via San Remigio: una lapide trecentesca quadrata, con una croce e una mano scolpita tra le onde, ricorda la piena del 4 novembre 1333. Quel giorno l’Arno distrusse tutti i ponti della città, compreso l’antico attraversamento poi ricostruito come Ponte Vecchio. Colpisce la data: ancora un 4 novembre, 633 anni prima del disastro del Novecento.

All’angolo tra via Ghibellina e via delle Casine, invece, una pietra con una linea incisa indica l’alluvione del 13 agosto 1547, insolita anche per il mese in cui avvenne. Accanto, una targa metallica ricorda la piena del 3 novembre 1844, spesso messa a confronto con quella del secolo scorso.

I segni nascosti nel Duomo e nelle strade che i turisti non vedono

In piazza Santa Croce, all’angolo con via Verdi, due targhe vicine raccontano meglio di tante spiegazioni come la memoria della città si sia accumulata nel tempo: più in alto quella del 1966, più in basso quella del 13 settembre 1557. La stessa coppia di date compare anche sulla facciata della chiesa di San Niccolò, in Oltrarno, come una mappa silenziosa delle piene.

In via de’ Maggi, una targa conserva persino alcuni versi sulla piena che riempì Firenze “da ponte a ponte”. Poi ci sono i segni più nascosti, quelli che sfuggono a chi passa di corsa.

Nel Duomo di Firenze, sui rilievi del coro di Baccio Bandinelli, si vede ancora il livello raggiunto dall’acqua nel 1966, quando l’Arno portò in città circa 600mila tonnellate di fango. Nessun cartello vistoso, nessun effetto teatrale. Solo una traccia. E Firenze, ancora una volta, che lascia parlare i suoi muri.

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